Tassa di imbarco dirottata su Alitalia

La Prealpina - 28/04/2017

«Rinazionalizzare Alitalia? No, grazie». A dirlo è Stefano Bellaria, ieri dirigente sindacale (è stato al vertice della segreteria della Fim Cisl a Milano), oggi sindaco di Somma Lombardo, uno dei tanti Comuni aeroportuali d’Italia che in qualche modo si sentono defraudati dall’atteggiamento compiacente che il governo ha da sempre mostrato verso la ex compagnia di bandiera.

Alitalia, infatti, non ha fatto male soltanto a Malpensa con il dehubbing, portando l’aeroporto a un passo dal tracollo nel 2008, ma in modo indiretto ha influito negativamente anche sui paesi circostanti, sottraendo risorse che sarebbero dovuto finire nelle casse comunali invece che sui conti correnti dei piloti e degli assistenti di volo tricolore.

«Con tutto il rispetto per i lavoratori Alitalia, i cittadini dei Comuni aeroportuali sono stufi di finanziare la compagnia di bandiera», dice il primo cittadino. «Sì, perché dei 6,5 euro di addizionale comunale per i diritti d’imbarco, quota che ogni passeggero paga a tratta, solo 40 centesimi vanno ai Comuni. Oltretutto a oggi effettivamente erogati solo 10 centesimi. Il resto serve a finanziare le varie mobilità ad hoc del personale Alitalia».

Già, perché il nome con cui si è scelto di chiamare questa tassa racchiude lo spirito originario per la quale venne istituita, ma oggi è fuorviante. Non è più un’addizionale comunale, ma a tutti gli effetti un’ «addizionale alitaliana». Più semplicemente nota come tassa d’imbarco, venne istituita con legge 350 del 24 dicembre 2003 e successivamente modificata con altre normative. Oggi ammonta a 6,5 euro, un tributo che ciascun viaggiatore (in Italia sono circa 75 milioni ogni anno) versa inconsapevolmente nelle casse dello Stato nel momento in cui compra un biglietto aereo. Di questi 6 euro e mezzo, 5 vanno direttamente all’Inps per un fondo integrazione Alitalia, mentre 50 centesimi vengono incassati dalla Ragioneria dello Stato che li trasmette al ministero dell’Interno per sostenere l’attività dei vigili del fuoco aeroportuali. Rimane un euro, che dovrebbe essere così suddiviso: un assegno da 30 milioni di euro viene immediatamente staccato all’Enav, mentre la restante parte viene consegnata al ministero dell’Interno che dovrebbe tenere per sé il 60 per cento e girare ai 47 Comuni aeroportuali italiani (tra cui i 7 di Malpensa) il restante 40. Ma il condizionale è d’obbligo perché tale percentuale è stata rispettata soltanto nei primi tre anni di vita della tassa d’imbarco, tant’è vero che ora i Comuni aeroportuali hanno fatto causa allo Stato per avere gli arretrati.

«I cittadini – conclude Bellaria – ne hanno piene le scatole di essere cornuti, con inquinamento atmosferico e acustico, e mazziati con il risarcimento per le mitigazioni ambientali scippato dalle riorganizzazioni di Alitalia. Che venga messa in liquidazione al più presto. I lavoratori hanno votato no al referendum? Chi è causa del suo mal pianga se stesso».

Firme anti salvataggio

 

«Tutti sanno che il salvataggio di Alitalia rappresenterebbe l’ennesimo inutile prelievo dalle tasche degli Italiani. L’azienda perde soldi da anni ed è ad un punto di non ritorno. E’ una situazione disperata. Eppure per motivi di consenso elettorale la si vorrebbe salvare. E’ incredibile, bisogna fare qualcosa. Energie Per l’Italia lancia la campagna on line di raccolta firme “Basta soldi pubblici ad Alitalia.” Vogliamo dare alle persone la possibilità di esprimersi. Fermiamo questo esborso, diciamo no alla stangata di Stato per Alitalia. Questo il link per firmare la petizione: https://tinyurl.com/my6g8hp .Gli Italiani hanno il diritto di essere ascoltati. I contribuenti sono stati spremuti abbastanza». A scendere in campo nella partita della compagnia di bandiera è Stefano Parisi, leader di Energie per l’Italia, con una iniziativa – quella della protesta on line – senza precedenti. Meno drastico, ma ugualmente contrario all’iniezione di soldi pubblici anche il sindaco di Milano, Giuseppe Sala.

«Non sono certo per la liquidazione di Alitalia ma sono contro gli aiuti di Stato»: il sindaco di Milano ha ribadito la propria posizione sulla crisi della compagnia aerea. «Certo – ha osservato – bisogna ancora trovare un partner, io non sono certo per la liquidazione, però sono contro altri aiuti di Stato: questo senz’altro, non sarebbero possibili e nemmeno giusti. Lo dico essendo una persona che sempre si preoccupa dell’occupazione, ma abbiamo risorse da investire e il dovere di proteggere tante forme di occupazione».