Taglio alle Camere di commercio

Ripartono i lavori sul decreto di riforma delle Camere di commercio, attuativo della delega sulla Pubblica amministrazione. Il testo ha vissuto settimane difficili, al punto che si è affacciata l’ipotesi di lasciare inattuato quell’articolo (il 10) della legge Madia, ma ora sembra aver ripreso vigore ed è al centro di riunioni decisive proprio in questi giorni. I termini, del resto, scadono il 28 agosto, ma prima della pausa estiva ci sono solo un paio di Consigli dei ministri utili.
Compito del provvedimento è quello di tradurre in pratica l’alleggerimento già scritto nella legge delega, che prevede di passare da 105 a un massimo di 60 Camere di commercio tramite accorpamenti che potranno essere evitati solo dalle strutture che contano su una platea di 75mila imprese.
L’ottica della riduzione dei costi informa anche le nuove regole sulla governance, che secondo la bozza ora all’esame del governo taglia quattro posti per ogni consiglio (tre, passando da 25 a 22, per le realtà intermedie, che servono fra le 40mila e le 80mila imprese) e riduce le dimensioni delle giunte, che saranno composte da 5 persone o da 7 nelle Camere più grandi. Confermato il piano di riduzione dei diritti annuali a carico delle imprese, che dopo il taglio del 40% rispetto al 2014 già imposto per quest’anno dovrebbero vedere un’ulteriore limatura del 10% dal prossimo anno. Un decreto successivo è poi incaricato di rivedere le indennità e rimborsi spese per i revisori dei conti, mentre per tutti gli altri incarichi è prevista la gratuità.
Secondo la bozza di decreto legislativo, Unioncamere avrebbe 180 giorni di tempo per trasmettere al ministero dello Sviluppo economico una proposta per la nuova geografia delle circoscrizioni, tagliando anche il numero delle sedi secondarie o distaccate giudicate «non essenziali». La proposta deve puntare a ridurre anche le aziende speciali ed a razionalizzare gli uffici indicando anche le percentuali di riduzione del personale. L’obiettivo minimo deve essere un taglio del 15% degli organici complessivi, e sale al 25% per il personale che svolge funzioni di supporto nelle Camere di commercio frutto delle fusioni. Tutta la transizione negli accorpamenti, se il decreto arriverà davvero al traguardo, sarà affidata a commissari ad acta, scelti di norma tra i segretari generali delle Camere che si uniscono.