«T1-T2, ora terminate l’opera»

- 06/10/2016

malpensa Collegamento ferroviario T1-T2, «l’importante ora è che i lavori vengano terminati».

E’ l’auspicio del sindaco di Somma Lombardo Stefano Bellaria a tre giorni di distanza dai quattordici arresti compiuti dalla guardia di finanza nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Dda di Milano per presunte tangenti che riguarderebbero varie commesse in Lombardia, tra cui anche il treno che unirà i due terminal di Malpensa. A Palazzo Viani Visconti, infatti, non hanno al momento certezza se la data dell’11 dicembre, giorno dell’entrata in vigore dell’orario invernale, è confermata per la inaugurazione di quei nuovi 3,6 chilometri di binari che, correndo paralleli tra la superstrada 336 e la frazione sommese di Case Nuove, rendono finalmente raggiungibile via ferro anche la seconda aerostazione di Malpensa. Dopo due anni e mezzo di cantiere – un incubo creato da un milione 100mila metri cubi di terra scavata, alberi sradicati, strade interrotte e asfalto devastato dal passaggio dei mezzi pesanti – gli abitanti della frazione speravano finalmente di uscire dall’incubo. E anche l’amministrazione era pronta con un piano di asfaltature e ripristino della viabilità da mettere in atto per un rapido ritorno alla normalità. Tutto slittato? «Non sappiamo nulla», spiega il primo cittadino. «La magistratura faccia il suo lavoro e faccia chiarezza, noi auspichiamo che le indagini non vadano a inficiare la conclusione dei lavori. Stiamo parlando di una infrastruttura per cui sono stato spesi un sacco di soldi pubblici», 115 milioni di euro per l’esattezza. Qualche certezza in più potrebbe arrivare settimana prossima, quando il Comune e FerrovieNord si siederanno al tavolo per un incontro già programmato da tempo per ultimare i dettagli del Piano asfaltature che dovrà ridare dignità a una frazione martoriata dai lavori in corso.

E’ in agenda invece per novembre il tavolo dell’Accordo di programma quadro in cui si siederanno tutti gli attori coinvolti per disegnare il destino di Case Nuove e nello specifico delle aree delocalizzate. Insieme al collegamento ferroviario, è il secondo grande tema che riguarda da vicino i poco più di 200 abitanti rimasti a vivere a due passi dalla recinzione dell’aeroporto. «Inizia finalmente la partita più interessante perché si comincerà a ragionare sul futuro della nostra frazione», sottolinea Bellaria. La seconda e ultima ondata di ruspe, che dovrebbe andare a demolire la pressoché totalità delle case abbandonate dagli abitanti di Case Nuove, Lonate e Ferno scappati con l’avvento di Malpensa 2000, arriverà «presumibilmente a gennaio». Atteso entro la fine del 2016, l’intervento ha subito un leggero ritardo. Ma si farà, perché Regione Lombardia ha già stanziato le risorse. «Ci hanno comunicato che sta partendo la gara d’appalto, di conseguenza ci vorranno almeno due o tre mesi prima dell’avvio dei lavori», assicura il sindaco sommese. Con i primi 3,8 milioni di euro, nel 2015 è stata rasa al suolo metà del patrimonio edilizio delocalizzato, edifici ormai fatiscenti che da quindici anni sono sinonimo di degrado, abusivismo e insicurezza attorno all’aeroporto. Tra pochi mesi le gru torneranno per completare l’opera e trasformare in prato altri 24 immobili nella frazione sommese, 10 a Ferno e 67 a Lonate Pozzolo.