Svizzeri a caccia di case nel Varesotto

Per quarant’anni il confine con la Svizzera è stato fonte di benessere. E ora? Le sirene di un pesante aumento della tassazione dei frontalieri sono pari alle rassicurazioni dei politici. Chi avrà ragione? Se n’è parlato ieri a Viggiù, che ha ospitato un convegno su uno dei comparti che in questi anni ha beneficiato maggiormente del legame fra Varesotto e Canton Ticino, vale a dire il settore immobiliare.

Nel pomeriggio di Villa Borromeo, la Fiaip (Federazione italiani agenti immobiliari professionali) ha affrontato il tema “Italia-Svizzera: tavola rotonda sulle regole (vecchie e nuove) della fiscalità immobiliare: notai, consulenti e commercialisti a confronto per favorire gli affari nell’area di confine, discutere delle novità legislative e delle nuove opportunità”. Opportunità che non mancano, basti pensare alla fotografia del settore che vede il Varesotto come terra particolarmente ambita dagli svizzeri: «Gli acquisti di clienti elvetici – ha affermato il notaio Giuseppe Pesce – è abbastanza buono e stabile. Le zone più amate sono quelle del Lago Maggiore e quindi Brezzo di Bedero, Luino, Laveno e Maccagno. In molti casi la compravendita è fra proprietari e acquirenti svizzeri perché la tipologia di casa che si cerca è quella: una villa di stampo centro-europeo con certi standard e cioè senza corridoi, con basculante, molto verde e buona coibentazione».

In più quelli svizzeri sono clienti particolarmente ambiti dagli agenti immobiliari perché, si sa, particolarmente danarosi.

Anche se, purtroppo, non tutti i franchi luccicano. C’è anche qualche italiano che, stilando un mutuo in franchi svizzeri, ora se la vede brutta: «Con lo sganciamento della quota di 1,20 – ha sottolineato Samuele Lupidii di Auxilia Finance – i mutui sono aumentati del 20%. Per questo noi consigliamo solo finanziamenti in euro e in tal senso non abbiamo grossi problemi a effettuarli anche ai frontalieri». Una questione non da poco perché il lavoratore dipendente in Canton Ticino non ha le stesse garanzie di un collega italiano: certo, guadagnerà nettamente di più, ma può essere licenziato dalla sera alla mattina o quasi. «In tal senso – ha sottolineatoMario Magnani, segretario provinciale di Fiaip – il mutuo per i frontalieri è leggermente più restrittivo ed è finanziato al massimo al 70%. Eppure in quest’ultimo periodo stiamo registrando molti più acquisti nella zona di confine, anche da parte di chi ha la doppia cittadinanza. Per ora l’Italia conviene ancora, perché qui non si pagano 4.000 franchi l’anno a famigliare per le spese sanitarie e il costo della vita in generale è molto meno oneroso. Senza contare che, con gli stessi soldi in Svizzera, si prende un appartamento, mentre da noi si arriva ad acquistare una villa». Un investimento su cui i frontalieri investono spesso il loro secondo pilastro: «Si tratta di una specie di Tfr anticipato – ha dichiarato il notaio Carlo Giani – in cui si possono prelevare da 20 a 50mila euro vincolati all’acquisto o alla ristrutturazione della prima casa». Si tratta di un’opportunità da cogliere presto. Lo ha suggerito Andrea Bottoni: «Già – ha affermato il commercialista di Viggiù – perché oggi la tassazione è nota mentre, domani, potrebbe soltanto aumentare». Così come potrebbe aumentare l’imposizione fiscale nei confronti dei 25.000 frontalieri varesini: «E’ il nostro timore più grande – ha detto Eros Sebastiani, presidente dell’associazione Frontalieri Ticino – e con questo inasprimento fiscale anche le nostre case potrebbero perdere dal 20 al 30% del loro valore». Gli agenti immobiliari tremano, ma le istituzioni presenti, il sindaco di Viggiù Antonio Banfie il presidente della Provincia di Varese, Gunnar Vincenzi, hanno promesso un’opposizione ferma. Chi la spunterà?