Svizzera, adesso è “guerra”

«Il governo blocchi la ratifica della seconda parte dell’accordo fiscale con la Svizzera fin quando non cesseranno i comportamenti discriminatori nei riguardi degli italiani». Lo chiede la deputata varesina del Pd Maria Chiara Gadda, componente del comitato Schengen, alla luce delle chiusura notturna di tre valichi di confine con l’Italia e della richiesta del certificato penale per chi intenda lavorare in territorio elvetico.

«Decisioni – aggiunge l’esponente dem – che sono l’ennesimo tassello di un quadro aberrante, che manifesta un’ostilità nei confronti dei lavoratori transfrontalieri che dura da anni e che trova il principale artefice in Norman Gobbi, esponente della Lega dei ticinesi e componente del governo del Canton Ticino. Non sono accettabili nè le sue affermazioni discriminatorie e offensive nei riguardi degli italiani, nè che temi così importanti relativi alla libera circolazione delle persone e delle merci e ai rapporti tra Stati che aderiscono all’area Schengen possano diventare oggetto di propaganda. E’ inconcepibile sentir dire che dall’Italia arriverebbe una minaccia alla sicurezza maggiore di quella che può giungere da Francia e Germania perché nel nostro Paese vi sarebbero organizzazioni criminali, significa non conoscere nulla della criminalità internazionale».

Ma a Maria Chiara Gadda preme denunciare, come già fatto con interrogazioni parlamentari, «una situazione generale di ostilità verso l’Italia che si protrae da anni e che trova espressione in diversi episodi: il dumping salariale nei confronti dei nostri connazionali che lavorano nelle fabbriche svizzere, tariffe per i parcheggi più elevate, restrizioni per le imprese artigianali che intendono stabilirsi in Svizzera. Per non parlare dei numerosi respingimenti nei confronti dei migranti, anche minori, che creano ulteriori difficoltà al nostro Paese». Di qui la necessità di una reazione forte da parte del nostro governo, tra l’altro messa nero su bianco in una mozione approvata dalla Camera, che chiede di bloccare la ratifica della seconda parte dell’accordo fiscale con la Svizzera, se non cesseranno le azioni discriminatori nei confronti dell’Italia.

«D’altra parte – spiega ancora Gadda – è necessaria un’iniziativa forte da parte del governo svizzero per bloccare queste decisioni prese nel Canton Ticino e su questo versante anche la nostra ambasciata sta dispiegando tutto il suo impegno. Corretti rapporti internazionali richiedono infatti relazioni basate sulla parità e reciprocità». La deputata del Pd non risparmia infine una frecciata nei confronti della Lega nord, che «su questi temi dice tutto e il contrario di tutto, spesso seguendo le posizioni della Lega dei ticinesi».