Sulle montagne russe

La Prealpina - 19/11/2020

Scalpita il sistema economico varesino, intrappolato tra i numeri di fatturati e ordini di un 2020 che si vuole soltanto dimenticare e la voglia di ripartire, di dimostrare ancora una volta che questa terra di industria vuole rimettersi in piedi al più presto.

È questo il quadro che emerge
andando a leggere i numeri dell’indagine congiunturale elaborata dall’ufficio studi della Camera di commercio di Varese e illustrata ieri dal
presidente Fabio Lunghi.
I numeri sono impietosi fino al mese di luglio, ma, con l’estate il recupero ha messo il turbo. Nel terzo trimestre dell’anno, infatti, si è passati da una perdita del 23,2% nell’industria a un -7,4%. L’artigianato, invece, ha fatto
un salto da -24,1% a -8,5%.

La strada intrapresa, insomma, era quella giusta. Ora, però, è di nuovo tutto fermo. La seconda ondata, con relativo lockdown, ha di nuovo congelato programmi, produzioni e progetti per il futuro.

Montagne russe che agli imprenditori varesini non piacciono per nulla. «Un aspetto da rilevare è che – ha spiegato il presidente Fabio Lunghi –, se in occasione della crisi finanziaria del 2008 la caduta in campo negativo si era protratta per ben sei trimestri, questa volta il sistema ha dimostrato di essere maggiormente reattivo. Dopo mesi in cui ha messo in gioco
la propria capacità di resilienza, si è riattivato nel corso dell’estate senza
esitazioni».
Inoltre, una certa ripresa della dinamica imprenditoriale, già visibile a maggio, ha trovato conferma soprattutto a settembre,
quando si sono registrate 283 nuove imprese a fronte di 154 cessazioni d’attività, e a ottobre, dove i dati parlano di 337 aziende nate e 236 chiuse.

Ora il nuovo blocco. «A questo punto non possiamo non chiederci che cosa accadrà nel momento in cui non ci saranno più nè moratorie sui mutui e
finanziamenti, nè rinvii dei pagamenti delle tasse – ha sottolineato Lunghi –
e sarà possibile licenziare. Come faranno le imprese ad assolvere a tutti questi oneri? Io credo che il governo debba mettersi seriamente ad elaborare degli interventi concreti che sappiano dare un orizzonte temporale lungo alle aziende. Sarebbe opportuno, ad esempio, eliminare una parte della tassazione. Le imprese non possono sempre navigare
a vista».

Certo è che, in attesa degli interventi da Roma, l’ente di piazza Monte Grappa ha già agito in autonomia, stanziando prima 4,7 milioni di
euro, a cui è stato aggiunto un ulteriore finanziamento di 1,5 milioni di
euro. E la risposta delle imprese non si è fatta attendere. I bandi sono andati stra esauriti. «A dimostrazione – ha precisato il presidente della Camera di commercio – che il nostro sistema economico non è rimasto a guardare in attesa di chissà che cosa. Si è dato da fare per imparare nuovi modelli di business, per prendere familiarità con l’e-commerce, per mettere le basi giuste per costruire il futuro. Come camera di commercio – ha
aggiunto – siamo di nuovo pronti a fare la nostra parte a supporto delle imprese e degli operatori economici. Garantiamo ancora una volta il nostro
impegno per rimettere in moto l’ingranaggio».

Export e lavoro da bollino rosso

Export e mercato del lavoro sono le note più dolenti per le imprese e le attività economiche della provincia di Varese in questo 2020. Sul fronte dei mercati esteri, in attesa dei dati relativi al terzo trimestre, nei primi
sei mesi dell’anno il valore del commercio verso l’estero varesino ha raggiunto i 4 miliardi e 216 milioni di euro (-15,6% rispetto allo stesso
periodo 2019). Una flessione importante per una provincia che ha fatto della conquista dei mercati esteri uno dei suoi fiori all’occhiello da
sempre.
L’altro fronte caldo è sicuramente quello del mercato del lavoro. Ad aprile non sono stati rinnovati numerosi contratti a termine, poi riattivati in
particolare a giugno.
A settembre si è registrata un discreta dinamica, ma in rallentamento
rispetto allo scorso anno. I livelli di disoccupazione al momento sono
contenuti dagli ammortizzatori sociali e dal blocco dei licenziamenti.
Venendo alla cassa integrazione (in tutte le sue forme), in provincia di Varese, complessivamente, sono state autorizzate 51 milioni di ore
tra gennaio e settembre.