Sul contratto pronti alla piazza

La Prealpina - 06/12/2018

La Fabi, principale sindacato dei bancari italiani, si arrotola le maniche per giocare la partita sul rinnovo del contratto. «In caso di disdetta delle banche dell’accordo nazionale che scade il 31 dicembre, siamo pronti a scendere in piazza, come accadde tre anni fa, con presidi anche in provincia di Varese». Parole di Alessandro Frontini, coordinatore di Fabi Varese, pronunciate a margine del Consiglio nazionale appena concluso a Milano.

«È vero, il rinnovo cade in un periodo non semplice per il settore con lo spread che si alza e non aiuta i bilanci: ma o si trova un accordo perché il contratto resti in vigore entro l’anno, oppure anche i bancari scenderanno in piazza». Una promessa, insomma, ribadita anche dalla compagine nazionale.

«Chiediamo di poter creare le condizioni per non fare strappi», ha avvertito anche il segretario generale Lando Sileoni, ma qualora le banche dovessero forzare la mano, «con la disdetta del contratto nazionale, saremo pronti, come abbiamo fatto tre anni fa, a scendere in piazza in 50-60 mila».

Le diverse sigle sindacali stanno ultimando la piattaforma unitaria. «Sul fronte economico», ha spiegato Sileoni, i lavoratori chiedono «il recupero dell’inflazione e il riconoscimento della produttività», visto che le banche «chiuderanno il 2018 con 10 miliardi di utili e ne prevedono 12,5 miliardi per il 2019». Tutto ciò a fronte di un contratto «fermo da anni per quanto riguarda la parte economica, la difesa dell’area contrattuale e il rilancio dell’occupazione». La controparte, cioè il presidente dell’Abi Antonio Patuelli, ha replicato all’istante.

«Io non guardo mai le minacce – ha risposto dal palco di San Donato – sono per usare in maniera costruttiva il metodo della ragione. Negli anni più difficili si sono risolti tanti problemi di crisi aziendale grazie al dialogo costruttivo tra le banche e le rappresentanze sindacali».

Il territorio varesino non sta a guardare, anzi. La compagine provinciale ha partecipato ai lavori del congresso nazionale che ha festeggiato i 70 anni di storia di Fabi: nel frattempo si è dato il via alla difficile trattativa di rinnovo dei contratti nazionali del credito (atteso da 300 mila bancari, circa 3mila nel Varesotto) e delle banche di credito cooperativo (37.000 gli occupati). Queste ultime aspettano da tempo il rinnovo, ritardo causato dalla riforma voluta dal precedente Governo. Anche la Fabi varesina, con il suo coordinatore, ha preso parte all’evento nel capoluogo lombardo.

«Abbiamo più volte ribadito anche nel nostro territorio, sostenendo le linee di pensiero del segretario generale Lando Maria Sileoni, che il tempo della profonda crisi bancaria è terminato, finalmente si vedono segnali di ripresa, le banche sono tornate agli utili e quindi questo rinnovo di contratto Abi deve avere dei pilastri ben precisi. Anche dal punto di vista economico, dopo contratti di sacrifici con il solo recupero inflattivo: le banche non possono più giocare in difesa», ribadisce Frontini. Chiari i capisaldi: «Mantenimento dell’area contrattuale, rilancio dell’occupazione, difesa degli strumenti creati negli anni precedenti come il fondo esuberi (per accompagnare i dipendenti alla pensione) e il Foc (fondo per l’occupazione) – prosegue Frontini -. Non accettiamo che per risolvere organizzazioni non al passo con i tempi passino concetti pericolosissimi come le esternalizzazioni. Nel recente passato, insieme alle altre sigle, abbiamo cercato di portare all’attenzione della controparte come sia indispensabile un nuovo modello di banca che però cerchi di attirare nuove professionalità attraverso una formazione mirata. Purtroppo abbiamo sempre avuto una controparte sorda agli appelli, sotto lo slogan che l’organizzazione sta in capo all’azienda… ma forse è arrivato il momento di cambiare mentalità. Questi confronti insieme alla fondamentale unità con le altre organizzazioni servono come punto di partenza. Sarà un inverno caldo e di intenso lavoro anche nel territorio varesino confidando in un risultato soddisfacente per i quasi 3mila dipendenti».