Stranieri e imprese, nuovo motore

La Provincia Varese - 12/06/2016

Come sarebbe l’Italia senza gli immigrati? «Sarebbe un Paese con 2,6 milioni di giovani under 34 in meno e sull’orlo del crac demografico» è la risposta del Censis, istituto di ricerca socioeconomica fondato nel 1964, che ha elaborato i dati nell’annuale appuntamento di riflessione di giugno «Un mese sociale», giunto alla XXVIII edizione e dedicato quest’anno al tema «Ritrovare la via dello sviluppo secondo il modello italiano». Dei 146 comuni italiani che hanno più di 50 mila abitanti, solo 74 presentano una incidenza di stranieri sulla popolazione che supera la media nazionale. Tra questi, due si trovano al Sud: Olbia in Sardegna, con il 9,7% di residenti stranieri, e Vittoria in Sicilia, con il 9,1%. Brescia e Milano sono i due comuni italiani con più di 50 mila residenti che presentano la maggiore concentrazione di stranieri, che però in entrambi i casi è pari solo al 18,6% della popolazione. Seguono Piacenza, in cui gli stranieri rappresentano il 18,2% dei residenti, e Prato con il 17,9%. La provincia di Varese conta circa 70 mila immigrati, l’8% dei residenti: il fenomeno migratorio è importante, ma non come in altre province. Nel mercato del lavoro, però, la presenza degli stranieri è molto significativa. Gli immigrati, per esempio, nel 2015, sono stati protagonisti della creazione di 650 nuove imprese nel varesotto. Un recentissimo studio di Confartigianato mostra che nel 2015 in provincia di Varese si contano 3.329 imprese artigiane gestite da stranieri, che rappresentano il 15,2% del totale delle imprese artigiane del territorio (il settore delle costruzioni risulta essere quello in cui la presenza straniera è più elevata, pari al 25,4% dell’artigianato, seguito dai Servizi alle persone, dove rappresentano il 11,4%). Gli stranieri mostrano anche una voglia di fare e una vitalità che li porta a sperimentarsi nella piccola impresa, facendo proprio uno dei segni distintivi del nostro essere italiani. Nel primo trimestre del 2016, secondo l’indagine del Censis, i titolari d’impresa stranieri sono 449 mila, rappresentano il 14% del totale e sono cresciuti del 49% dal 2008 a oggi, mentre nello stesso periodo le imprese guidate da italiani diminuivano dell’11,2%. In Italia, sul mercato del lavoro, la perdita dei migranti significherebbe dover rinunciare a 693 mila lavoratori domestici (il 77% del totale), che integrano con servizi a basso costo e di buona qualità quanto il sistema di welfare pubblico non è più in grado di garantire. Il quadro, a livello italiano, mostra che gli immigrati sono mediamente più giovani degli italiani e mostrano una maggiore propensione a fare figli. Le nascite da almeno un genitore straniero in Italia fanno registrare un costante aumento: +4% dal 2008 al 2015, a fronte di una riduzione del 15,4% delle nascite da entrambi i genitori italiani. Dei 488 mila bambini nati in Italia nel 2015, anno in cui si è avuto il minor numero di nati dall’Unità d’Italia, solo 387 mila sono nati da entrambi i genitori italiani, mentre 73 mila (il 15%) hanno entrambi i genitori stranieri e 28 mila (quasi il 6%) hanno un genitore straniero. Gli alunni stranieri nella scuola (pubblica e privata) nel 2015 erano 805.800, il 9,1% del totale. Senza gli stranieri a scuola (la maggioranza dei quali sono nati in Italia) si avrebbero 35 mila classi in meno negli istituti pubblici e saremmo costretti a rinunciare a 68 mila insegnanti, vale a dire il 9,5% del totale