Stop all’estate latina

La Prealpina - 07/06/2022

Il nome è legato alla Esposizione universale, perché tutto era nato nel 2015, l’anno d’oro del semestre milanese. In un primo momento qualcuno aveva faticato a pensare di doversi spostare dalla zona di Assago a Busto Arsizio, ma poi il Latin Fiexpo aveva attecchito, arrivando a conquistare nell’ultima delle sue cinque edizioni pre Covid la bellezza di 260mila partecipanti.

Il festival latino americano, che aveva trovato a MalpensaFiere la collocazione ideale, adesso è costretto a rinunciarvi: niente più musica da giugno a settembre, niente più ristoranti brasiliani o ecuadoriani, niente attrazioni né ballerini scatenati. L’esperienza finisce, almeno per ora. La presenza del centro vaccinale, rimasto attivo fino alla fine di marzo, ha portato a rimandare le decisioni, poi è stato troppo tardi. Niente estate latina, questa volta. E c’è il dubbio che una sesta edizione si possa ripetere da queste parti.

Priorità ai vaccini

 

Il patron della rassegna, Felice Di Meo, pronto a continuare per diversi anni, ha problemi di voce e passa la parola ad Anna Baldassari, per conto di Fam Eventi. «Il festival non ci sarà – ammette lei – Si è dovuto dare priorità alla sede vaccinale, che si è trasferita a fine marzo. Di fatto, si è generato un ritardo che non si può recuperare. Non è facile organizzare un festival che dura tre mesi, di solito ci si muoveva a partire da ottobre dell’anno precedente. Servono settimane per i contatti, per gli allestimenti. Lo spostamento tardivo dei box per le vaccinazioni anti Covid ha impedito di combinare qualcosa».

Tempi troppo ristretti? «Viene gente dall’estero, gli espositori vanno fermati in anticipo. La parte logistica richiede parecchio lavoro, vanno considerati diversi aspetti. In questo momento stiamo valutando una serie di opportunità per il 2023, l’estate 2022 la diamo per persa. A Golasecca la nostra organizzazione ha avviato Spiaggia Melissa in cui è partita una estate in sicurezza per il secondo anno: la “Playa del Sueno” sulle rive del Ticino rimane aperta fino al 15 settembre». Busto resta al palo? «Per ora è così».

Altre opportunità

MalpensaFiere non ha lasciato una porta aperta? «Avranno altre opportunità, non sappiamo. Con noi non c’è in ballo nulla. I rapporti non li interrompiamo, se capitasse una location adatta anche a Busto, andrà bene, ma non credo che si sfrutteranno gli spati utilizzati per cinque edizioni. Credo che i promotori di quell’ambito abbiano preso altre strade dopo il discorso Covid, immagino che lo spazio per noi non funzioni più. Davvero, per ora non sappiamo niente. Magari a settembre cambieranno idea. È andata così e ci dispiace per il pubblico: lì abbiamo investito, in un contesto che ci ha accolto bene nonostante qualche critica alla musica ad alto volume. Il Covid ha rovinato un po’ tutto. Non ci possiamo fare nulla, anche iniziare a desso appare impossibile».

Servono mesi di lavoro

 

Impensabile qualche serata o una mini-proposta bustocca? «Per adesso no. Gli operatori e gli espositori hanno preso altre strade, si deve partire molto prima. Non si comincia a lavorare in giugno, quando sarebbe tempo di aprire i cancelli. Capiamo MalpensaFiere: c’erano di mezzo i vaccini, non potevano darci molte opportunità. Il Covid ci ha distrutti, ora la cosa importante è che ci si riprenda, che la gente stia bene, che non accada più quello a cui abbiamo tutti assistito. Siamo partiti in qualche modo in sordina e siamo arrivati a 260mila presenze, preferiamo cercare una nuova struttura e dare continuità perché il festival latino è di un certo livello». Vi state guardando intorno nei pressi di Milano? «Su diverse zone, non solo in questa dove il pubblico è già rodato».

Camera di Commercio, che gestisce i padiglioni di MalpensaFiere, preferisce non dire nulla. In passato i toni erano stati entusiastici, adesso bocche cucite. A quanto pare l’esperienza finisce senza troppi sorrisi. E chi attendeva di scatenarsi in pista rimarrà a bocca asciutta.

Voglia di silenzio

Il Latin Fiexpo era molto apprezzato da chi ama i ritmi latino americani, meno da chi non sopporta la musica a tutto volume fino a tarda notte. Dopo le proteste dei residenti di Sant’Anna, si erano presi diversi accorgimenti tecnici per cercare di limitare il disturbo. E a Busto Arsizio l’idea di non dover combattere con fonti di rumore quanto si vive con le finestre aperte, nei mesi più caldi, pare sia accolta con favore da molti: in questi giorni già c’è chi si lamenta per la musica che si avverte in occasione dei week end. C’è chi se la prende con le discoteche della zona, come se il loro ritmo cadenzasse un territorio vastissimo, e chi con feste private. Di certo c’è che i più preferiscono non avere a che fare con fonti musicali dopo la mezzanotte, mente soltanto alcuni accolgono volentieri questo accompagnamento notturno, per non apparire troppo chiusi. Di fatto, Busto non appare come la città dei divertimenti come altre località. Le discoteche non trovano sede qui e spesso le lamentele hanno fatto allontanare chi organizza feste di vario genere. Il Latin Fiexpo aveva scelto una zona periferica, ma adesso, anche lì, regnerà il silenzio.