Stop al Pvc in EuropaRischio licenziamentiin azienda del Seprio

La Prealpina - 06/04/2016

Carte d’identità off-limits per il Pvc italiano della Bilcare. E la sconcertante decisione presa dalla Ue arriva direttamente sui banchi del parlamento grazie a un’interrogazione indirizzata al Ministro dello Sviluppo economico ora dimissionario Federica Guidi dal deputato e segretario nazionale della Lega Paolo Grimoldi. Si chiede maggior tutela per l’azienda castiglionese che con la sua altissima professionalità contribuisce a rendere ancora più unico il marchio del “Made in Italy” nel mondo. La vicenda è scoppiata circa un mese fa quando l’Unione Europea ha scelto di utilizzare il policarbonato al posto del Pvc nella produzione di carte di credito, regalo, fedeltà e in alcuni stati esteri anche patenti, permessi di soggiorno e documenti di identificazione. Insomma tutto quello che si può normalmente trovare nei portafogli e nelle borse di ognuno. Policarbonato che si produce guarda caso in Germania e da qualche tempo anche in Arabia Saudita e in Cina ma non in Italia, e costerebbe cinque volte di più del semplice film di Pvc. Gli effetti della decisione però sono stati devastanti per la Bilcare, nata nel 1953 all’interno della storica Mazzucchelli, oggi appartenente a un gruppo internazionale con stabilimenti in Europa, America e Asia, e unico produttore nel Vecchio continente del film in Pvc. Perché di fatto l’azienda rischierebbe di essere estromessa dal mercato con gravi ripercussioni per le maestranze impiegate. Così, sollecitato dal forte interessamento dall’amministrazione di centrodestra dell’Isola di Toscana in Lombardia, Grimoldi non ha perso tempo ricordando come l’Unione Europea «abbia sempre definito la necessità di sostenere e valorizzare il sistema produttivo delle micro, piccole e medie imprese soprattutto in riferimento a quegli Stati come l’Italia dove queste ne costituiscono l’impalcatura economica» ma poi nei fatti «abbia deciso di tagliare fuori l’unica azienda italiana leader nel settore violando le regole della concorrenza a danno delle aziende ma anche dei contribuenti sui quali alla fine ricadranno i maggiori costi». Parole ampiamente condivise dal sindaco Emanuele Poretti, che non risparmia considerazioni molto critiche sulla decisione Ue. «Appena ho appreso la notizia – spiega contrariato – mi sono subito sentito in dovere di far sentire in qualche modo la voce dell’amministrazione verso l’azienda, che è una realtà positiva per Castiglione, e verso le persone che vi lavorano dentro. Ho chiesto a Grimoldi di farsi portavoce affinché nelle sedi parlamentari questa situazione che non esito a definire paradossale venga fatta presente e vengano fatte le opportune pressioni sulla Ue. Perché oggi riguarda noi di Castiglione ma potrebbe poi in seguito interessare altre realtà che si basano sul sistema delle piccole e medie imprese. L’importante però è fare presto, sfruttare il canale d’urgenza: domani potrebbe essere troppo tardi».