Stop ai capannoni, ticinesi in allarme

La Prealpina - 23/01/2019

CANTON TICINO – Un No convinto è quanto l’A ssociazione industrie ticinesi (Aiti) auspica in relazione a un’iniziativa che «rischia di danneggiare fortemente la nostra economia – dicono gli imprenditori – e limitare la crescita dell’industria e minacciare il benessere nonché i posti di lavoro cantonali e nazionali». Il referendum in programma il 10 febbraio in Svizzera deve quindi essere osservato con attenzione anche dai frontalieri varesini e potrebbe avere ripercussioni anche nel Varesotto. L’iniziativa depositata dai Giovani Verdi ha quale obiettivo quello di congelare la superficie complessiva delle zone edificabili in Svizzera e ammettere nuove zone solo ed esclusivamente a condizione che altrove avvenga un dezonamento di una superficie di dimensioni e qualità almeno equivalenti. Insomma, si chiede una stretta all’edificazione anche perché, come si può notare passando dal Canton Ticino, togliendo il terreno montuoso, il suolo rimanente non è tantissimo. «Quanto proposto – sottolineano però da Aiti – priverebbe il nostro Cantone dei margini di manovra necessari per garantire il proprio sviluppo. In caso di accettazione, diventerebbe praticamente impossibile soddisfare i bisogni delle generazioni future in termini di infrastrutture, di spazi abitativi nonché lavorativi. Aiti non è certo contraria a una gestione sostenibile del territorio cantonale, risorsa preziosa e limitata. Ma l’iniziativa è troppo radicale, non considera né le esigenze della popolazione, in costante crescita, né quelle dell’economia e soffoca ogni possibilità di sviluppo futuro». Infine, «l’iniziativa non tiene inoltre conto delle peculiarità dei vari Cantoni e delle regioni nazionali. Le situazioni dei cantoni di montagna e di quelli urbani non possono essere trattate allo stesso modo, con un approccio unitario. Con questa nuova legge, edificare strutture turistiche come per esempio capanne, ristoranti di montagna o stazioni di funivie sarebbe proibito. Colpendo le regioni turistiche e industriali, l’iniziativa penalizzerà il nostro Cantone in modo più importante rispetto ad altre regioni della Svizzera». L’Associazione industrie ticinesi, quindi, voterà e chiede di votare per il No.