Stipendi in euro per i frontalieri?

La Prealpina - 27/12/2018

Stipendio in euro per i frontalieri? A gennaio arriverà la sentenza. Il Tribunale federale svizzero, infatti, dovrà pronunciarsi alla metà del mese prossimo in merito alla legalità dei salari in euro pagati da numerose imprese ai loro dipendenti frontalieri. La decisione avrà un impatto anche in Ticino, dove il tema degli stipendi in euro ha suscitato aspre discussioni già a partire dal 2011 quando, alcune aziende – complice il cambio di valuta sfavorevole agli imprenditori svizzeri – provarono a pagare con la moneta unica i lavoratori italiani. Fecero discutere in proposito alcuni casi di società del Mendrisiotto e dell’area del Malcantone adiacente al Luinese che, per ragioni finanziarie, avevano optato per una differente busta paga. Questo tipo di retribuzione fece insorgere sindacati, politici di frontiera di Varese e Como ma soprattutto gli stessi lavoratori che si trovarono un salario più leggero rispetto alla convenienza dovuta in quei mesi al tasso del cambio di valuta. Anche in questo caso la vicenda finì nei tribunali, ma al centro non c’era la legalità del provvedimento ma, va precisato, il tasso di cambio.

L’Alta Corte svizzera, invece, nel caso in oggetto dovrà esprimersi in merito al caso di una dipendente francese della filiale di Von Roll Infratec, con sede a Choindez, nel Canton Giura, come hanno riportato i giornali Zentralschweiz am Sonntag e la Ostschweiz am Sonntag. La Infratec aveva deciso nel giugno del 2011 di versare i salari in euro ai suoi dipendenti residenti nell’Unione Europea. Nel gennaio 2016 una collaboratrice francese aveva trascinato il datore di lavoro in Tribunale, chiedendo il versamento di 19.400 franchi “persi” a causa della nuova regolamentazione. Von Roll aveva inoltrato ricorso contro la decisione presso il Tribunale cantonale, senza però avere successo: l’azienda si è perciò rivolta al Tribunale federale, che dovrebbe pronunciarsi in merito il 15 gennaio.

Come detto, per il Ticino il problema arrivato fino ai tribunali cantonali era legato al tasso di cambio, con la politica ticinese divisa sui vantaggi per il “padronato” – ossia gli imprenditori – e gli svantaggi per il mercato del lavoro, con i salari tendenti al ribasso perché era più facile e faceva risparmiare assumere frontalieri “sottocosto”. Se da una parte questo problema del cambio non dovrebbe più riproporsi, c’è tuttavia molta aspettativa anche in Ticino per questa sentenza che potrebbe “alleggerire” le buste paga degli italiani.

Peraltro in un territorio che sta conoscendo momenti di crisi, con aziende che licenziano e chiudono e con la possibilità che qualcuno, in caso di crisi, possa prendere una decisione del genere.

Chiudono per tutti, va ribadito, ticinesi e italiani, non solo per i frontalieri. Chiaramente per gli italiani il problema è doppio perché poi nella propria terra la situazione lavorativa è ancora più dura. Non è migliorata, per esempio, a Luino dal dicembre 2017, quando due importanti siti industriali del territorio hanno chiuso i battenti. In un incontro avvenuto a metà anno in città, esponenti della Camera di Commercio di Varese auspicavano rimedi, magari grazie anche al settore del turismo, che tuttavia pare non abbiano portato grandi risultati. Almeno stando alle cifre di chi ancora cerca occupazione. Il Ticino sta praticando scelte protezionistiche del proprio mercato del lavoro e basta scorrere gli annunci per capire che in certi settori, ora, si predilige manodopera svizzera.