«Stiamo rischiando grosso» Comerio boccia il governo

Due imprenditori, due amici, due uomini pronti a mettere le loro energie al servizio non solo delle proprie aziende ma anche dello sviluppo economico della provincia. Riccardo Comerio, presidente uscente dell’Unione Industriali della provincia di Varese, e Roberto Grassi che ieri ne ha raccolto il testimone durante l’assemblea annuale dell’associazione, sono così. Vivono il loro compito con passione, costanza e determinazione. E ieri lo si è visto dal palco dell’assemblea. Il primo termina il suo mandato dopo quattro anni, il secondo lo inizia, ma è subito chiaro che il modus operandi e le battaglie da portare avanti non solo saranno le stesse, ma li vedranno ancora protagonisti insieme, con ruoli differenti.

E le battaglie sono quelle per la crescita. Da tempo Comerio lo ripete: i provvedimenti del governo giallo-verde non vanno nella direzione giusta per dare una spinta a chi davvero può creare lavoro, vale a dire le aziende. Ieri lo ha ribadito con forza, parlando, tra l’altro, di fronte ad esponenti del governo, ospiti dell’assise. Con determinazione, appunto, ha ribadito cosa non va. «Siamo stupiti e disarmati», ha esordito. Ma di sicuro non fermi. Perchè, come ha sottolineato anche il suo successore, Roberto Grassi, «la nostra provincia è da sempre quella del saper fare. A questo aggiungo anche il voler fare».

Nessuna resa, dunque, ma – se possibile – ancora più combattivi.

E lo si è visto nel modo in cui Comerio ha spiegato senza troppi giri di parole che «Stiamo rischiando grosso. Sembra quasi che vogliamo complicarci la vita da soli». Servono semplificazioni amministrative, «invece ci sono iter sempre più lunghi e continue modifiche alle normative», ha sottolineato Comerio. Ci sarebbe bisogno di visioni a lungo termine «e invece rendiamo inutili gli investimenti già fatti lasciando incompiute opere fondamentali». L’elenco è lungo. Dalla Tav alla Pedemontana, passando per Malpensa che, per fortuna, «nonostante un disinteresse che ha sfiorato l’ostilità da parte di Alitalia», ha saputo rimettersi in pista da sola.

Poi c’è il capitolo lavoro. «Avremmo bisogno di premiare la cultura del lavoro – scandisce chiaramente Comerio – E invece prevale la logica dei sussidi, dei pensionamenti, delle elargizioni assistenziali. C’è qualcosa che non va, per usare un eufemismo, nel tassare il lavoro, non ridurne il costo e nel favorire chi il lavoro lo vuole abbandonare». Sul tema del lavoro, tra l’altro, si gioca una partita essenziale per la provincia di Varese. Quella del dialogo e del confronto con le forze sindacali. Un metodo che approva anche il neo presidente Grassi. «Soltanto attraverso il dialogo – ha detto Grassi nel suo intervento di saluto – potremo intercettare efficacemente bisogni ed esigenze e affrontare in maniera vincente tutte le sfide che il futuro ci metterà davanti». La prima sfida, quella più difficile, è riuscire a mettere l’impresa al centro, in un orizzonte italiano ma anche europeo. «L’Europa deve essere il nostro futuro – ha ribadito Comerio – L’Italia deve esserci e deve esserci con il giusto riconoscimento di quello che rimane il secondo sistema manifatturiero a livello europeo. L’Europa è un vantaggio competitivo fondamentale per sostenere e rilanciare lo sviluppo».

«Pronti al dialogo sul lavoro»

Imprenditori e rappresentanti dei lavoratori dalla stessa parte. In provincia di varese accade, dal momento che i presidenti dell’Unione Industriali hanno messo al centro il lavoro e il dialogo. Una scelta che i segretari provinciali di Cgil, Cisl e Uil hanno apprezzato. «Riapriamo il confronto sul tema del lavoro come valore – sottolinea Umberto Colombo (Cgil) – e riprendiamo il dialogo sociale. Le imprese che hanno innovato e investito hanno superato la crisi e lo hanno fatto anche grazie all’impegno dei loro dipendenti, fatto da valorizzare». Sulla stessa linea anche Roberto Pagano (Cisl): «Il confronto con gli imprenditori per noi è essenziale – sottolinea – e siamo pronti al dialogo sui temi che ci accomunano. Lavoriamo per rafforzare il manifatturiero, senza escludere nessuno». «All’orizzonte ci sono sfide importanti – sottolinea Antonio Massafra (Uil) – che condizioneranno la nostra economia, dalla Manovra al ruolo in Europa. proseguire nel dialogo con gli imprenditori è fondamentale: le aziende che si sono aperte hanno ottenuto risultati».

«Ostacoli» e «paura» Le parole pesano sul futuro

Se le parole hanno un peso, come il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia sottolinea da mesi, ieri un’ipotetica bilancia collocata a MalpensaFiere non avrebbe potuto misurarlo. La lancetta sarebbe impazzita. La «perdita di fiducia», gli «ostacoli alla collaborazione», un «malessere del vivere sociale», i «timori per la recessione», un «clima di incertezza e confusione», la «mancanza di stimoli», la «paura». Le parole contenute nell’ultima relazione di Riccardo Comerio come presidente degli industriali varesini sono un macigno tutt’altro che metaforico sospeso sulla testa del mondo politico, di maggioranza e di minoranza. Come dire: al governo, che la politica industriale va rimessa al centro dopo essere stata «nuovamente messa a latere», e, ai partiti di opposizione, che è giunto il momento di farla sul serio, l’opposizione. Solo così gli imprenditori potrebbero “alleggerirsi” dal costante atteggiamento guardingo verso gli attuali inquilini di Palazzo Chigi , ruolo che di sicuro non amano perché sottrae tempo ed energie alla loro missione primaria: creare e dare lavoro. «Le nostre imprese sono un punto di forza della società», afferma Comerio. Non è un concetto enunciato tanto per dire, anzi, il leader uscente di Univa durante il suo intervento ha più volte sottolineato la crucialità di ruoli e obiettivi che, in condizioni normali, sarebbero ovvi: «Avremmo bisogno di premiare la cultura del lavoro. E invece prevale la logica dei sussidi, dei pensionamenti, delle elargizioni assistenziali. Mettere al centro l’impresa è voler mettere al centro il lavoro».

A questo punto si sono fatte largo altre parole pesanti come «frammentazione, «separazione», «conflitto», riferite al nostro distratto stare in Europa, ma la più interessante è stata – con due citazioni e due significati antitetici – la «magia». Riccardo Comerio: «Si peggiorano le condizioni competitive, già non brillanti, in cui le imprese operano e per “magia” si pretende che si generi una crescita che porti il lavoro». Vincenzo Boccia: «Che aumenti lo spread a causa del linguaggio della politica è una magia che le imprese italiane non meritano». Quest’anno insomma le poltroncine delle prime file, dove stavano seduti sottosegretari, senatori e deputati, erano piuttosto scomode.

L’analisi dell’Assemblea Generale 2019 sarebbe però fuorviante se fossero messi sul piatto della bilancia solo i sentimenti «stupiti» e «disarmati» degli industriali varesini: «Come ho detto in altre occasioni, dobbiamo continuare a credere nella forza delle nostre idee e mantenere inalterati il nostro ottimismo e la voglia di fare», ha garantito il presidente uscente, elencando le parole «Passione», «Costanza», «Determinazione». Il successore Roberto Grassi, nel suo breve saluto di ieri, ha già dimostrato di avere ben chiaro che cosa lo aspetta, ricorrendo alle parole e opere più care alle latitudini prealpine: «Sapere fare, volere fare».

«Un commissario di peso, no allo sforamento del 3%» Boccia detta le condizioni

incenzo Boccia, presidente di Confindustria, ha un legame speciale con Varese: qui iniziò il suo mandato alla guida dell’associazione e sempre qui, ieri, ha preso via il suo ultimo anno di “reggenza”. Non solo. Nella sua squadra e nell’universo Confindustria, Varese – con i suoi numerosi imprenditori alla guida di importanti comparti produttivi (Paolo Lamberti, Marino Vago, Gianni Brugnoli e in passato Giorgio Fossa e Alberto Ribolla) – risulta (parole sue) «Una punta di diamante». Insomma, Boccia ieri ha fatto capire di sentirsi un po’ a casa. E forse non è un caso che proprio nel giorno del verdetto delle urne per le Europee, abbia scelto il palco di Malpensfiere per lanciare quella che è una vera sfida al governo. E’ la sfida del cambiamento, una parola tanto cara al governo giallo verde ma che per gli industriali assume un significato completamente differente. « Ciò che deve farci riflettere del risultato delle urne – ha detto Boccia – è il fatto che il 50 per cento degli italiani non è andato a votare. Ha vinto l’astensionismo. Significa che stiamo vivendo una fase di pericolosa assuefazione: non vado a votare perchè tanto non cambia nulla. Invece no. Noi dobbiamo dire che si può cambiare e non in peggio. La sfida per la politica del Paese è quella del miglioramento che è possibile».

I margini ci sono eccome, visto che gli imprenditori sono assolutamente convinti che la lista dei possibili provvedimenti utili allo sviluppo è lunga. Basterebbe iniziare dall’usare parole corrette. «Dobbiamo stare attenti al linguaggio (della politica, ndr) – ha sottolineato Boccia – perchè se lo spread aumenta solo con le parole, dobbiamo stare attenti: è una magia che le imprese italiane non meritano. Non possiamo avere uno spread più alto della Spagna – ha aggiunto – e un tasso di crescita inferiore alla Francia». Tra l’altro, il rapporto con la Francia, a detta del numero uno degli industriali italiani, dovrebbe da oggi in poi diventare fondamentale. La ragione è semplice: il rinnovo dei vertici della Bce. Il prossimo presidente, naturalmente, non potrà essere italiano: «serve una trattativa di alleanza a partire dalla Francia per la prossima presidenza della Bce. Non dobbiamo isolarci in Europa nè farci isolare – ha spiegato Boccia – Dobbiamo sentirci contemporaneamente cittadini europei di nazionalità italiana perchè le cose non sono antitetiche ma complementari. Ed è chiaro che le ripercussioni della politica monetaria sono fondamentali per il Paese».

Così come avere un ruolo primario in Europa. La proposta, e la richiesta, è che l’Italia riesca ad ottenere un commissario di rango, di quelli che contano. «L’Italia deve ambire ad avere un commissario europeo di rango, dell’industria e del mercato interno, del commercio o della concorrenza. Gli altri – ha detto – sono commissari di serie B. Così come il Paese deve ambire ad avere dirigenti italiani di alto profilo all’interno dell’Ue».

La tabella di marcia, insomma, è chiara. Ora resta da vedere se a Roma verranno prese le decisioni giuste. A partire dal deficit. «Noi diciamo no alla procedura d’infrazione con uno sforamento del 3%. Dobbiamo capire che lo sforamento per spese ordinarie e non per investimenti, su cui invece saremmo d’accordo, ma per fare debito pubblico è un elemento che riguarda solo l’Italia e non l’Unione Europea. La campagna elettorale è finita. Bisogna terminare con le facili promesse per entrare nella fase del realismo e del pragmatismo»

«I giovani bravi stiano in Italia» L’appello di Bauli e Marchesini

Ripartire dalla formazione. Riconoscendo agli istituti tecnici la stessa dignità dei licei. Su questo punto si sono trovati d’accordo Michele Bauli, presidente di Bauli spa (nota azienda alimentare) e Maurizio Marchesini, Ceo di Marchesini Group, leader nel settore del packaging farmaceutico. I due imprenditori sono stati intervistati dal giornalista Andrea Cabrini. «Bisogna investire sulla formazione, e fare in modo che i nostri giovani migliori non siano costretti a cercare lavoro all’estero: i più capaci devono restare qua» sottolinea Bauli. «Secondo la mentalità italiana – interviene Marchesini – se sei bravo negli studi ti iscrivi al liceo, altrimenti vai all’istituto tecnico, come se questo avesse una dignità inferiore». Anche per Bauli serve un cambio culturale: «Basti dire – osserva – che in Germania ogni anno escono dagli istituti tecnici 800 mila giovani. Nella nostra aziende abbiamo un gran bisogno di queste figure». Marchesini aggiunge «che anche le aziende devono essere disponibili a farsi carico, almeno in parte, della formazione dei giovani, che non possono uscire dalle scuole già pronti». Dal dibattito è emersa pure l’importanza dell’innovazione, «qualità che è nel dna dell’imprenditore – rimarca Bauli -. Chi si limita a gestire l’ordinario, viene inevitabilmente superato dai competitor».