Statuto dei frontalieri faro su fisco e sicurezza

Di scrivere uno Statuto dei frontalieri si parla almeno dai tempi di Guglielmo Tell. Esagerato? Sì, ma neanche più di tanto. Passi avanti? Pochi. Almeno fino a ieri quando la proposta di definire uno Statuto dei lavoratori frontalieri, è uscita dal tavolo di lavoro attivato presso il ministero degli Esteri e costituito a seguito della presentazione di un ordine del giorno presentato al Consiglio generale italiani all’estero nel 2016 da Mirko Dolzadelli della Cisl, approvato all’unanimità.

Per “colpire la mela” ci vorrà ancora tempo ma, ora, Cgil, Cisl e Uil hanno prodotto «un documento – afferma Adria Bartolich, segretario generale Cisl dei Laghi – che definisce alcuni temi sui quali è necessario lavorare al fine di tutelare questi cittadini che quotidianamente si recano all’estero per lavorare, spesso in una situazione di indeterminatezza di riferimenti legislativi che, non di rado, li espongono a discriminazioni». Il documento fornisce alcune linee di indirizzo sugli obiettivi da perseguire e sui quali si devono impegnare sia i sindacati che le istituzioni. I temi affrontati sono innanzitutto quello della sicurezza sociale, «per realizzare il quale – dice la sindacalista – occorre lavorare sul principio secondo cui i lavoratori frontalieri devono essere coperti dal sistema di sicurezza sociale del Paese in cui lavorano, e non da quello in cui risiedono». Vi è poi il delicatissimo tema della fiscalità: «L’indicazione è di evitare di sottoscrivere accordi che prevedano la doppia imposizione sul reddito e sul patrimonio – sottolinea – chiedendo invece che venga inserita nei trattati la definizione giuridica della figura del frontaliere. È necessario lavorare affinché il gettito fiscale derivato lavoratori frontalieri sia destinato, almeno in parte, al loro Paese di residenza e occorre costruire le condizioni perché si rapportino con una sola autorità fiscale. A tale fine è necessario che venga predisposta una legislazione fiscale e del lavoro specifica per i lavoratori frontalieri, che garantisca il principio di non discriminazione e la piena parità di trattamento con i lavoratori del Paese in cui svolgono la loro attività”. Insomma, così com’è stato scritto, l’accordo fiscale, per la Cisl andrebbe riscritto. Di conseguenza ecco l’appello ai parlamentari lombardi, in particolar modo a quelli delle zone nelle quali il frontalierato è un fenomeno particolarmente diffuso, Varese, Como e Sondrio: «A loro chiediamo di impegnarsi perché venga predisposto e approvato al più presto un atto di indirizzo del Parlamento che, facendo propri la discussione e il lavoro fino a oggi svolti, definisca i principi fondamentali e delinei le tutele a protezione sulle quali lavorare per difendere questi lavoratori da discriminazioni e trattamenti differenziati e discriminanti».