Spremuta di portafoglio

La Prealpina - 21/05/2020

Squillano i telefoni delle associazioni dei consumatori dislocate in provincia di Varese.
Dall’altra parte del filo ci sono cittadini che, seppur preoccupati di riuscire ad avere in casa tutto il necessario per riempire frigo e dispensa, non intendono passare per ingenui e segnalano come i cartellini dei prezzi sugli scaffali dei supermercati, siano stati ritoccati negli ultimi due mesi. Ovviamente all’insù. E così, dopo le mascherine vendute a peso
d’oro o l’amuchina introvabile delle prime settimane acquistabile soltanto con esborsi esagerati, con il passare del tempo a diventare sempre più preziosi sono stati i beni di prima necessità: gli alimentari. E, tra questi, sul
podio con una vittoria netta frutta e verdura. «Secondo quanto abbiamo
raccolto dalle diverse chiamate ricevute – racconta Marisa Mentasti di
Adiconsum Varese – l’epidemia ha fatto veramente schizzare i prezzi dei
generi alimentari. Per la frutta e la verdura la spesa è veramente volata. Sono alimenti che contengono le vitamine utili anche a difesa del nostro organismo e che hanno raggiunto aumenti che arrivano addirittura al 35 per cento, rispetto ai normali prezzi applicati in questa stagione».
Insomma, le conseguenze della pandemia si fanno sentire nel carrello e soprattutto nel portafoglio dei cittadini. «La crescita è stata costante – continua Mentasti – Di settimana in settimana acquistare beni alimentari costa sempre di più. Nelle prime settimane la spinta è arrivata dalla
corsa agli acquisti delle persone in quarantena e dallo sconvolgimento in
atto sul mercato per le limitazioni ai consumi fuori casa, a causa delle chiusure di bar e ristoranti. Ma anche in questi ultimi giorni i costi non sono scesi».

A confermarlo è anche il presidente di Federconsumatori Varese, Francesco De Lorenzo.
«Viste le numerose segnalazioni che abbiamo ricevuto – spiega – sono andato a verificare personalmente e devo dire che in tre mesi i prezzi sono cresciuti di almeno un venti per cento. Le crescite maggiori sono per frutta e verdura in assoluto. E su questo fronte c’è un altro elemento che va assolutamente segnalato. Da settimane, appena possibile, ci martellano dicendo di aiutare l’economia italiana consumando prodotti italiani. Ecco io ho verificato di persona che in qualche supermercato di Busto Arsizio di arance o mandarini italiani non c’è nemmeno l’ombra: tutti spagnoli. Allora ci prendiamo in giro e si pensa esclusivamente agli incassi e ai guadagni». Ma il presidente dell’associazione segnala anche come il balzo in avanti abbia riguardato un po’ tutti i prodotti. Un esempio ? «La mortadella – continua De Lorenzo – che è un salume che mangiano tutti. All’inizio era in offerta a 8.90 euro al chilogrammo, ora l’ho vista sugli scaffali a
14 euro al chilogrammo. È chiaro che poi ci sono delle differenze a seconda dei diversi punti vendita, ma la tendenza è all’aumento».
Insomma, il parere è unanime: basta confrontare lo scontrino emesso in questi giorni per la spesa con uno di inizio pandemia per avere ulteriori conferme degli incrementi.
«A pesare in maniera determinante – chiarisce ancora Mentasti – è stata la
chiusura dei ristoranti. Inoltre manca il personale per la raccolta nei campi:
un altro elemento importante».
L’unico modo per consolarsi un pochino è andare a prendere un caffè al bar.
«Io in questi giorni l’ho preso vicino a casa e sotto l’ufficio – dice Gianluca
Franchi presidente del Movimento consumatori varesino – e l’ho pagato
come tre mesi fa»