Sparla dell’azienda sul webe perde il posto di lavoro Decine di casi in provincia

La Prealpina - 09/02/2017

Anche i sindacati devono adeguarsi a questo cambiamento culturale, come hanno spiegato ieri i responsabili dell’ufficio vertenze della Cisl dei Laghi nel tracciare il bilancio dell’attività nel 2016: «È in netto aumento il contenzioso legato a Internet – ha fatto sapere Antonio Mastroberti -. Riguarda soprattutto i giovani, uomini e donne in egual misura. Ricordo in particolare il caso del dipendente di un supermercato che ha postato un’immagine di clienti all’ingresso del punto vendita di domenica. Il commento non era proprio lusinghiero nei confronti di chi obbliga a lavorare anche nel giorno di festa: è scattato il licenziamento per giusta causa. Purtroppo a volte si sfocia nel penale, c’è un uso troppo disinvolto, persino spudorato dei nuovi mezzi di comunicazione. E non sempre si è a conoscenza dei rischi che si possono correre. Tra l’altro anche la giurisprudenza affronta ora il tema per distinguere tra libertà d’opinione, con uso legittimo, e vera e propria diffamazione. Ci sono diversi livelli di gravità: per esempio se l’insulto è del tutto pubblico è molto più pesante che nel caso venga pronunciato in un gruppo ristretto di persone».

A volte anche la leggerezza può costare cara, come nel caso delle gite al mare immortalate nel giorno in cui si dovrebbe essere a casa ammalati. Il confine è quello, sempre più labile e fumoso, fra la vita privata e quella professionale. «Dall’altro lato, sono i datori di lavoro che utilizzano sempre più spesso le tecnologie per controllare i dipendenti, per capire per esempio che cosa cerchino sul pc, a quali siti si colleghino, quanto tempo passino a chattare, che utilizzo facciano del telefonino aziendale», aggiunge ancora il responsabile della Cisl.

In generale, poi, non accenna a diminuire la litigiosità nel mercato del lavoro, anzi: «La conflittualità si mantiene e aumenta – prosegue l’analisi -. Ma ormai non possiamo dare più la colpa alla crisi del 2008, siamo davanti a un fenomeno strutturale».

E tutto ciò accade davanti a un apparente paradosso: i livelli occupazionali in Lombardia sono tornati a quelli pre-crisi, con un aumento del numero di addetti. «Ma in realtà questi nuovi posti sono soprattutto nel terziario, non più nel manifatturiero, hanno elevata flessibilità e una competizione basata sul minimo costo, spesso nei call-center, nella ristorazione o in attività saltuarie, non a tempo pieno né indeterminato. Alla fine risulta che questi lavoratori sono occupati, ma spesso faticano ad arrivare a fine mese».

 

Quando i “post” sono una prova

 

Vien voglia di dire: tutto ciò che posterai potrà essere usato contro di te. E lo ribadisce anche Andrea Albanese, il varesino fra i massimi esperti di Web del momento, “Social Media Marketing e Digital Communication Advisor” e docente alla Business School del Sole 24 ore. «Da anni molte società stanno monitorando in rete tutto quello che viene scritto su di loro da esterni o da dipendenti – spiega -. Se il contenuto è considerato lesivo, parte la querela o il richiamo: il sistema di raccolta dei dati è molto efficiente ed è volto a controllare ogni genere di informazioni sul brand dal punto di vista della reputazione». Dentro questo “mare magnum” sta tutto: gli sfoghi dei collaboratori, le opinioni dei clienti o dei consumatori. «Chiunque scrive pubblicamente sa di poter essere rintracciato – prosegue lo studioso -. Senza contare i casi in cui incappiamo nelle cose che scrivono gli altri: se siamo in malattia, per esempio, ma andiamo a fare la spesa con i figli o gli amici che in buona fede ci taggano nei loro contenuti, possiamo incappare in sanzioni». Centrale, dunque, non solo quello che decidiamo di condividere, ma anche i legami inconsapevoli con altri.

«Anche se siamo in una chat privata, qualcuno può fare copia-incolla e spedire il contenuto a terzi e metterci nei guai. C’è una sentenza della Cassazione su un finanziere punito per aver denigrato dei colleghi su Facebook. E il caso di una dipendente licenziata per un Post è arrivato in Parlamento. L’azienda può utilizzare come prova anche i contenuti del web se li ha acquisiti regolarmente, cioè senza violare password. Il mio consiglio? Se proprio dovete parlare male di un collega o della vostra azienda, fatelo in modo tradizionale, parlando vis-à-vis e non via chat».