Sorpresa manifattura«Balzo inaspettato»

Primavera 2016 da incorniciare per l’industria lombarda. Dati dell’analisi congiunturale di Unioncamere e Confindustria Lombardia alla mano, la produzione industriale regionale è cresciuta nel secondo trimestre dell’anno dello 0,8% e rispetto ad un anno fa addirittura del 2,2%. Se restano positivi gli ordini dall’estero (+1,7%), che pesano sul fatturato totale (+0,5% rispetto al primo trimestre 2016) per il 40,8%, desta invece più di una preoccupazione la virata in negativo degli ordini interni (-1,2% congiunturale).

«Sono ben otto trimestri consecutivi che la produzione industriale lombarda registra variazioni congiunturali positive, anche se di lieve entità – ha commentato il presidente di Unioncamere Lombardia Gian Domenico Auricchio -. Grazie a questa crescita, l’indice della produzione industriale è pari a 99,8, sempre più vicino alla soglia 100, valore dell’anno base 2005, ma certamente ancora lontano rispetto al massimo storico pre-crisi del terzo trimestre 2007 (che era pari a 108)». L’indice di produzione manifatturiero della Lombardia, ormai ad un passo dal livello dell’Area Euro, si mantiene ben al di sopra dell’indice nazionale (83). Se comparata con i quattro motori d’Europa, la produzione industriale della Lombardia è seconda al solo Baden-Wurttemberg, e precede il dato medio del Rodano-Alpi e della Catalunya.

«I dati sono sostanzialmente tutti positivi, ad eccezione degli ordini interni. Sulla situazione economica congiunturale della Lombardia è evidente che ancora non pesano gli effetti della Brexit, allo stato difficili da prevedere, ma che con gli altri attori economici e istituzionali regionali stiamo provando a trasformare in opportunità per i nostri territori e le nostre imprese», argomenta il numero 1 di Confindustria Lombardia, l’imprenditore varesino Alberto Ribolla. «Le nostre imprese sono però troppo dipendenti dall’estero: a confermarlo è la brusca frenata degli ordini interni – ha rimarcato l’ex presidente di Univa -. Questa dipendenza dall’estero espone le nostre imprese ai tanti shock esterni, oltre a penalizzare le piccole imprese. Per intervenire su quello che sempre più rappresenta il punto debole dell’Italia, Confindustria Lombardia ha da tempo indicato nell’intervento pubblico – attraverso investimenti, politiche fiscali e incentivi -, l’unica strada per stimolare il mercato interno a favore dell’intera economia italiana». Per quanto riguarda il mercato del lavoro, il trimestre appena concluso è positivo, anche se sostanzialmente stagnante (+0,2%). Nonostante il mercato fermo, l’ulteriore calo della cassa integrazione (al 12,7%) è salutato dagli associazione degli industriali lombardi come «una buona notizia» in quanto «sintomo di riassorbimento di forza lavoro». Da un punto di vista settoriale, infine la dinamica tendenziale della produzione industriale presenta prevalentemente segni positivi. Ai maggiori incrementi registrati dai settori pelli-calzature (+7,1%), siderurgia (+4,7%), meccanica (+3,2%) e tessile (+3,0%), seguono gli incrementi meno intensi di minerali non metalliferi e gomma-plastica (+1,9%); mezzi di trasporto (+1,6%); carta-stampa (+1,4%); chimica (+1,0%) e legno-mobilio (+0,8%). In contrazione, invece, abbigliamento (-1,9%) e alimentari (-0,6%).

Anche l’artigianato si presenta in forma

È in crescita anche l’artigianato lombardo. Nell’ultimo trimestre, le aziende artigiane manifatturiere hanno registrato un miglioramento con una nuova svolta congiunturale positiva che ha raggiunto quota +0,8%. Come già per la produzione industriale, anche la produzione artigianale regionale ha avuto un’accelerazione rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso con una variazione dell’1,8%. Tuttavia, per quanto l’indice della produzione delle aziende artigiane sia salito a quota 71,2 (dato destagionalizzato, base anno 2005=100), recuperando 2,5 punti rispetto al minimo del 2013, si resta ancora ben lontani da quota 100 e 5,5 punti sotto il massimo registrato nel 2011. Scorrendo l’analisi congiunturale di Unioncamere e Confindustria Lombardia, si scopre che il manifatturiero artigianale a livello settoriale ha una situazione decisamente più eterogenea se comparata all’industria. Sta di fatto che il segno positivo caratterizza circa metà dei comparti. I sei settori in espansione sono guidati dalla meccanica (+3,4%), seguita da gomma-plastica (+2,1%), legno-mobilio (+2,0%), alimentari (+1,9%) e manifatturiere varie (+1,6%).