Soluzione non politica per Malpensa – Una soluzione c’è ma prescinde dalla politica

La Prealpina - 17/04/2022

Un piano d’area che sia in grado di fare da regia urbanistica rispetto a un territorio diviso per storia e per casacche politiche, oltre che costretto spesso a subire i voleri di Milano su Malpensa. Questo è ciò che viene auspicato da anni e che Antonio Chierichetti, nella seconda pagina di ieri, rilancia con forza, rivendicando alla Provincia un ruolo guida, un impegno forte e chiaro sull’aeroporto. L’alternativa è il caos. Più o meno quello che sta accadendo adesso con i sindaci del Cuy (consorzio urbanistico volontario) mossi da nobili principi la difesa dei diritti della popolazione che rappresentano – ma divisi sull’azione. Uniti nelle dichiarazioni ufficiali ma basta chiudere il microfono e cominciano a viaggiare in proprio. Chi tira a destra, chi a sinistra, chi vuole questo, chi invece si spende per quest’altro. Avanti così il rischio è che a decidere siano sempre gli altri. La partita del Masterplan è lì a dimostrarlo.

I signori-no alzano la voce, senza accorgersi che i processi non possono essere fermati. Vanno gestiti, questo sì. Ma è inutile costruire le barricate in un periodo come questo, in cui c’è bisogno come la manna di un piano di rilancio per tutto il territorio e di una volontà comune di uscire dalle secche della crisi in cui il Covid aveva costretto tutti quanti. Dunque, il Masterplan serve per disciplinare lo sviluppo dell’aeroporto ma ancora più importante è il piano d’area, del quale si sente parlare da ormai troppi anni, uno strumento di regolazione in grado di trasformare non solo la brughiera intorno a Malpensa ma tutta la provincia di Varese in un’enorme occasione di riscatto e di rilancio per il Paese. Non è retorica, questa. Sarebbe il normale processo di sviluppo di un territorio in cerca di un futuro migliore. Ma qui sta il punto: lo stop così reiterato del piano d’area dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, che gli attori in campo (i Comuni e le altre istituzioni di diverso e spesso opposto colore politico) rischiano di essere come i polli di Renzo nei Promessi Sposi. Costretti a finire in padella se continueranno a non capirsi tra loro. Dunque, bisogna trovare una soluzione per non essere cotti a fuoco lento. Chierichetti, nel suo intervento, lancia l’idea del ruolo di coordinamento della Provincia di Varese così come ha fatto Brescia per lo scalo di Montichiari. Ma Malpensa, con tutto il rispetto per quest’ultimo aeroporto, è altra cosa. Qui lo snodo è di enorme rilievo sociale ed economico. Quindi che alternativa ci può essere? Serve un arbitro. Questo si comincia a sentir dire nelle stanze dei bottoni. C’è bisogno di un tecnico – di un manager non politico ma riconosciuto come credibile, autorevole e professionalmente capace – che comprenda le esigenze della comunità locale così come quelle del gestore aeroportuale per dare finalmente il là a uno strumento complesso ma indispensabile come il Piano d’area. Ipotesi dell’irrealtà? Forse, ma spesso è con il coraggio di inseguire un’idea nuova che si risolvono i rebus più intricati come quello di Malpensa. II metodo per uscire dal vicolo cieco in cui la provincia di Varese si è infilata (nemmeno è citato il capoluogo nei collegamenti con lo scalo, come evidenziato dalla recente inchiesta di Rosi Brandi) consiste nel rompere con il passato per costruire un nuovo presente, partendo da competenze e imparzialità. Lasciateci sognare: siamo la provincia con le ali (di Pindaro?).

 

Intervista a Paola Della Chiesa – «Varese torni in aeroporto»

«Nessuna polemica», si raccomanda Paola Della Chiesa, che per cinque anni è stata direttore dell’Agenzia del turismo della provincia di Varese e sa bene, anche per le consulenze in giro per l’Italia e i libri e i blog in cui è impegnata dal 2015, cosa significa “fare” marketing territoriale. «Nessuna polemica» significa che lei s’inserisce volentieri nel dibattito lanciato da Prealpina sull’assenza d’identità varesina a Malpensa, però non vuole dare l’impressione di salire in cattedra in memoria del tempo che fu. Cioè, di quando c’era lei. Ma è innegabile: quando lei dirigeva l’Agenzia, Varese aveva la vetrina in aeroporto. E i passeggeri sapevano di non essere a Milano… «Ovviamente non si possono fare paragoni con il passato. A causa del Covid lo scalo di Malpensa, come gli altri, ha vissuto una fase drammatica. Ora i voli stanno lentamente riprendendo ma il numero di passeggeri è ancora molto sottodimensionato. Premesso questo, in termini di marketing territoriale va colto un aspetto positivo: c’è tutto il tempo di prepararsi per quando la situazione sarà tornata a regime. Nel 2010 l’Agenzia del turismo si fece promotrice dell’apertura di un InfoPoint agli Arrivi del Terminal 1 e l’accoglienza fu così positiva che, durante una riunione del consiglio d’amministrazione dell’ente, si analizzò la possibilità di aprirne uno analogo al T2, dal quale transitava un maggior numero di turisti per la presenza delle compagnie low cost». Altri tempi: il Terminal 2 è ancora chiuso. «Sì, e non si sa quando verrà riaperto. Va però sottolineato che per effetto della pandemia il turismo di prossimità, secondo i dati, in Italia è pari all’80%: ciò significa che i nostri laghi sarebbero perfetti. I sette laghi, come Prealpina ha giustamente specificato. Ci sono quindi tutte le condizioni affinché questo patrimonio venga apprezzato ancora di più del passato, ed è giusto che i passeggeri atterrati a Malpensa lo sappiano. Dobbiamo metterli nella condizione di scegliere». Di fatto, agli Arrivi del Ti non ci sono immagini, non c’è materiale informativo, non ci sono neppure cartelli che indicano Varese come destinazione alla stazione dei treni. «Gli Europei Juniores di canottaggio a maggio e i Mondiali Under 23 e Juniores previsti a luglio ci offrono un’occasione: sarebbe bello poter allestire a Malpensa un welcome desk come quello che nel 2012, 2013 e 2014 fece promozione ai Mondiali varesini anche mettendo in esposizione una vera barca da canottaggio. Ai tempi la Sea fu estremamente disponibile, ci ha sempre dato supporto e sono convinta che continuerebbe a darlo. L’importante è fare il primo passo. Ma facciamolo». Fra Covid e profughi ucraini, adesso i Comuni e la Provincia hanno altro cui pensare… «Spezzo una lancia a favore delle istituzioni. Servirebbe una rete d’imprese come quella costituita dalla società per cui sono consulente nel Nord Milanese e a Udine con albergatori, agenzie di viaggio, guide: il privato ha il compito di sollecitare le istituzioni, e fra queste colloco anche Sea: se gli operatori chiedessero uno spazio in aeroporto, potrebbero ottenere risultati inaspettati». Quali, per esempio? «In base all’esperienza vissuta anni fa all’InfoPoint posso dire che quel luogo era un crocevia non solo per i passeggeri ma anche per chi lavorava a Malpensa o abitava nella zona: ritiravano lì il fascicolo con il calendario mensile degli eventi previsti in provincia, cartine, opuscoli. Per un turismo di prossimità questo sistema sarebbe ora utilissimo. Turismo ma anche business. Grazie alla collaborazione con alcune aziende e con il designer Giorgio Caporaso era stata allestita una sala riunioni. Certo non ci mettevamo in concorrenza con gli hotel, ma davamo un servizio a chi aveva poco tempo e doveva fare una riunione in loco. Mi viene da dire: visto che a Malpensa ci sono tanti spazi vuoti, purtroppo anche negozi chiusi a causa della pandemia, perché non dar loro una nuova vita mettendo in vetrina questa provincia?». Per ora di varesino a Malpensa c’è ben poco, a parte un allestimento di Missoni risalente a Expo 2015: due colonne di maglia, lunghe 15 metri, appese nell’area Partenze e sovrastanti le teste dei passeggeri agli Arrivi. Ma zero informazioni, neppure sullo shopping. «Ha ragione. In effetti agli Arrivi mancano informazioni anche per chi fosse interessato alla provincia di Varese solo dal punto di vista commerciale. Gli outlet, ad esempio, per gli stranieri potrebbero essere una tappa molto appetibile». Lei dice: facciamo il primo passo. Ma dove trovare fondi e personale per un’operazione di marketing territoriale dentro l’aeroporto? «Il materiale informativo non manca, è quello prodotto dalla Camera di Commercio. Se la preoccupazione è il personale, credo che dopo due anni di pandemia e restrizioni gli studenti, ad esempio del Gadda Rosselli di Gallarate e del Tosi di Busto, sarebbero ben felici di fare alternanza scuola-lavoro a Malpensa. Come accaduto in passato e in particolare ai tempi dei Mondiali di canottaggio». Che ne dice di un InfoPoint a Volandia? «Intendiamoci, Volandia è un museo del volo meraviglioso, prima della pandemia ospitava un InfoPoint per promuovere il territorio provinciale. Però credo che avrebbe più senso promuovere il territorio, i nostri sette laghi e le sue attrattività, Volandia inclusa, proprio da Malpensa. È più funzionale e credo sia nell’interesse di tutti».