Soldi fermi, pochi consumi Italia timorosa alla finestra

Un mondo in corso di mutazione, soprattutto l’Occidente. Una frattura che corre lungo l’Atlantico, tra un’Europa sotto scadenza elettorale e l’America di Donald Trump che sfida il commercio internazionale, la difficile equazione tra lavoro e capitale a dieci anni dal crack Lehman Brothers, Mosca al bivio tra Washington e un’Asia sempre più cinese. In mezzo l’Italia, alla ricerca di una via tra la fine delle ideologie e nuovi paradigmi di sostenibilità non solo ambientale, ma politica, finanziaria e sociale. Sono alcuni dei temi toccati ieri alla Camera di commercio di Varese, dov’è stato presentato il XXIII Rapporto sull’economia globale del Centro di ricerche Luigi Einaudi, curato da Mario Deaglio.

Uno studio che, come da tradizione, tocca il globale ma, in un’economia globalizzata, chiaramente, ha ripercussioni fino al locale. Come nella tendenza descritta da Luca Gotti, responsabile macro-area Bergamo e Lombardia ovest di Ubi banca: «Sono in crescita vigorosa i depositi bancari – ha affermato il dirigente dell’istituto che ha organizzato l’evento – soprattutto delle famiglie. Di conseguenza notiamo meno consumi e meno investimenti. I soldi, quindi, sono fermi e le aziende, che si finanziano attraverso gli investimenti in obbligazioni e azioni, possono soffrirne. Ciò sta accadendo anche nel Varesotto che, comunque, resta un territorio virtuoso, ricco e dove le piccole e medie imprese sono molto forti».

Forti anche grazie all’export che, secondo Giorgio Arfaras, co-autore del Rapporto, «resta il pilastro dell’economia italiana e ci mantiene competitivi in una situazione non semplice. Certo, le stime di crescita sono negative, anche se non apocalittiche. Di certo preoccupano. Inoltre dell’ultima manovra mi piace ben poco, perché servirebbero almeno degli investimenti nelle infrastrutture mentre, sul resto, andrebbe lasciata maggiore libertà agli imprenditori. Purtroppo invece, si va nell’ottica della redistribuzione del reddito quando, al contrario, bisognerebbe crearlo. Insomma, si risponde a un bisogno, ma non è detto che quanto pensato sia la soluzione».

Un’Italia, dunque, fra rallentamento e fiducia, come descritta anche da Fabio Lunghi, presidente della Camera di commercio di Varese e Fausto Rigamonti, direttore territoriale Varese Nord di Ubi Banca, in un dibattito moderato da Saverio Cerè, giornalista de La Prealpina. «In uno scenario come quello descritto dal Rapporto – ha aggiunto ancora Gotti – emerge come sia determinante che istituzioni e imprese di un territorio dialoghino e collaborino costruttivamente per l’economia e lo sviluppo locale. È ciò che accade nella provincia varesina, territorio a forte vocazione imprenditoriale. Quotidianamente Ubi Banca testimonia la propria volontà di colloquiare con interlocutori privati e pubblici, per esercitare il proprio ruolo in modo responsabile e sostenibile, come l’ampiezza delle nostre iniziative e della nostra offerta testimonia».