Soldi del Molina: nuove accuse

La Prealpina - 02/02/2017

Va con i piedi di piombo, Carmine Pallino, commissario della Fondazione Molina. La commissione Sanità del Pirellone raccoglie dati e fatti attorno ai conti dell’istituto che gestisce la casa di riposo di viale Borri, a Varese. Caso che tiene banco da mesi, tra coni d’ombra, verità e mezze verità. Sullo sfondo ci sono appartenenze politiche sfociate in una sorta di faida post elettorale. Pallino dirige il gioco dalla fine di novembre, in sostituzione del presidente Christian Campiotti e dell’intero consiglio di amministrazione. L’ha nominato l’Ats varesina (agenzia di tutela del territorio) su delega della Regione Lombardia. Il suo compito: fare luce su presunte irregolarità del recente passato, prestiti accordati a un’emittente televisiva locale, scelte gestionali discutibili. Reati? Chi può dirlo?

Pallino si chiama fuori da eventuali grane: è stato diffidato dall’avvocato di Campiotti, Pietro Romano, a diffondere notizie forvianti, foriere di equivoci e al limite della diffamazione, secondo il legale. Le carte da bollo sono pronte a cantare, anzi, a quanto pare hanno già cantato in un paio di casi.

Così, ieri al Pirellone, Pallino chiede che la seduta della Commissione, riunita per ascoltare i risultati delle sue verifiche in viale Borri, sia vietata al pubblico. Fuori gli estranei e, soprattutto, i giornalisti. Ma i muri hanno orecchie: terminato l’incontro sono i commissari e i consiglieri regionali varesini interessati alla vicenda a spifferare i contenuti della relazione presentata in aula.

Tutto vero? Vale la “relata refero”, non si può derogare al doppio dovere della cronaca e della trasparenza: la Fondazione Molina è una onlus privata che risponde alla Regione, cioè a un ente pubblico che versa fior di contributi. E allora, che cosa sarebbe accaduto negli ultimi mesi? Gli investimenti, se così possiamo definirli, ammonterebbero a poco meno di 1 milione e mezzo di euro. Cinquecentomila prestati alla società Rete 55 Evolution, un prestito obbligazionario convertibile, cioè, se i beneficiari non riuscissero a rimborsare la somma il Molina diventerebbe azionista della società. Lo può fare una onlus? Prima domanda, primo dubbio, prima verifica.

Altro denaro sarebbe andato a una immobiliare varesina, sede nella centrale via Veratti, alla quale pare siano stati prestati altri 500mila euro, circa. A quale titolo, non si capisce.

Di più: il presidente Campiotti si sarebbe intestato una polizza assicurativa sulla vita per circa mezzo milione di euro. Beneficiario il Molina, ci mancherebbe. Possibile? Evidentemente, salvo prove contrarie, è stato possibile. Tutto questo denaro, secondo le indiscrezioni riferite ieri, genererebbe un utile inferiore di un punto e mezzo rispetto a un normale investimento con una banca.

Carmine Pallino sta verificando anche le modifiche allo statuto per la parte che riguarda il presidente, trasformato in soggetto operativo, cioè con compiti gestionali diretti. Una correzione alle vecchie regole intervenuta dopo che il direttore generale, Andrea Segrini, è stato messo in libertà. Sembra per la “modica” cifra di 613mila euro: metà come indennizzo, metà per il pagamento delle ferie arretrate. Sotto la lente di ingrandimento anche i contratti pubblicitari sottoscritti da Campiotti e, attenzione, le spese per consulenze legali stragiudiziarie. Altre decine di migliaia di euro spesi o, meglio, che sarebbero stati spesi. Di nuovo la domanda: tutto regolare? La risposta non c’è. Carmine Pallino si è riservato ulteriori approfondimenti alle «tante criticità emerse», prospettando il ricorso alla magistratura se dovesse rilevare eventuali irregolarità. Con un’ultima chicca, se mai trovasse conferma: il Molina avrebbe commissionato nei mesi scorsi la redazione del nuovo codice etico. Costo: 8mila euro a favore di Rete 55, che ha (avrebbe) scritto il codice. «Rapporto privilegiato con l’emittente di Gornate Olona, qualcuno deve spiegarci la ratio» avvertono in molti a Palazzo Pirelli. Come se fosse un mistero ciò che tutti sanno: Campiotti è un esponente di primo piano del gruppo civico che ha espresso il presidente del Consiglio comunale di Varese, Stefano Malerba, a sua volta politicamente contiguo a Lorenzo Airoldi, dominus di Rete 55.

«Scelte gestionali discutibili. Campiotti ora deve spiegare»

Sono quasi tutti presenti i consiglieri regionali del Varesotto all’audizione in Commissione Sanità di Carmine Pallino, commissario alla Fondazione Molina.

La riunione è presieduta da Fabio Rolfi, leghista bresciano che si è preso a cuore la complicata vicenda della casa di riposo di Varese. Rolfi è il primo a rilasciare dichiarazioni.

Parla di «scelte gestionali discutibili, da verificare attraverso l’indagine conoscitiva avviata dal Pirellone».

Sottolinea la necessità di decidere come procedere dopo aver ascoltato Pallino, pone l’accento sugli irrinunciabili approfondimenti degli «aspetti di carattere penale» che comparirebbero nella relazione del commissario, ripropone il dovere di vigilanza della Regione sull’attività delle Fondazioni. Vigilanza che è si traduce in trasparenza.

Attorno al concetto di trasparenza insistono tutti i consiglieri, da Alessandro Alfieri (Pd) a Luca Marsico (Forza Italia), da Emanuele Monti (Lega Nord) a Paola Macchi (5 Stelle).

E’ proprio l’esponente grillina a contestare la decisione di vietare al pubblico la riunione di ieri mattina: «Non si fa chiarezza chiudendo le porte» afferma. Completa la sua dichiarazione domandando che venga convocato al più presto il presidente Christian Campiotti: «E’lui che ci deve spiegare comportamenti e scelte alla luce di quanto dichiarato dal commissario Pallino».

Alessandro Alifieri (foto Blitz a sinistra) mette in luce il “collegamento tra la Fondazione Molina e Rete 55, così come emerge dai contratti pubblicitari fino alle operazioni finanziarie. Credo sia necessario capire che cosa può o non può fare una Onlus, fermo restando che tutto quanto va verificato con attenzione per fare definitiva chiarezza». Codice etico, oneroso benservito all’ex direttore generale, prestito obbligazionario convertibile, polizza vita stipulata dal presidente, modifiche statutarie: ce n’è per tutti i gusti. «Senza dimenticare – avverte Emanuele Monti – i 900mila euro di crediti non più esigibili e i costi del personale superiori di gran lunga ai parametri medi regionali». Ulteriore questioni messe nero su bianco da Pallino in Commissione. Di nuovo Monti: «La Lega si è fatta promotrice dell’indagine avviata dalla Regione, incontrerà presto Carmine Pallino e, infine, si appella al sindaco Davide Galimberti affinché emani il bando con evidenza pubblica per la nomina del revisore contabile».

«Una lacuna inaccettabile» gli fa eco Luca Marsico (foto Blitz a destra), anch’egli deciso a fare pressione sul primo cittadino di Palazzo Estense affinchè dia corso al bando.

«In quanto alla riunione odierna – sono parole dell’esponente berlusconiano – posso dire che finalmente sono finite le illazioni per arrivare ai fatti concreti, attraverso una serie di approfondimenti che potrebbero richiedere l’eventuale coinvolgimento della magistratura».