«Situazione disastrosa» Imprese, rischio stop

La Prealpina - 27/03/2020

Dice che non è solo un poblema economico ma sociale. Che le imprese rischiano di chiudere e non riaprire. E che dagli imprenditori rischia di cadere sui posti di lavoro, il che significa l’intera società verrà travolta dallo tsunami del coronavirus e dello stop alle attività. Fabio Lunghi, presidente della Camera di Commercio, snocciola due numeri per far comprendere la situazione: in questi mesi il 40 se non addirittura il 50 per cento degli incassi non ci sarà. «Il che può significare, per alcune imprese, che a rischio vi sono il 40-50 per cento dei posti di lavoro». Ricorda che il 10 o il 27 del mese vanno pagati gli stipendi dei lavoratori e che a metà mese vi sono i contributi da versare. «Con quali fondi se tutto è bloccato? Con quali liquidità? Da metà della prossima settimana cominceranno a fioccare i mancati pagamenti e gli insoluti: l’onda della crisi si ripercuoterà su molte imprese». «Se si hanno riserve si sopravvive, ma quando il tessuto economico è medio-piccolo come quello del nostro territorio, le difficoltà son maggiori». Vi saranno alberghi, per esempio, che non saranno più in grado di aprire e addirittura si ipotizza che la crisi possa colpirne uno su due nell’area di Malpensa. Per i negozi, c’è il timore di saracinesche abbassate per sempre. Oltre al milione di euro già annunciato la scorsa settimana e che la giunta di Camera di Commercio ha deciso di mettere a disposizione, chiedendo alla Regione di raddoppiare i fondi, Lunghi annuncia l’arrivo nelle prossime settimane di altri contributi «ancora più sostanziosi». Si lavora per creare fondi di garanzia o di accesso al credito con rimborsi a lungo termine, insomma si sta cercando di mettere a punto un piano efficace di sostegno al credito. L’appello al governo Saranno almeno sei mesi “neri”, probabilmente con imprese e aziende che non riapriranno e con l’evidente non capacità di pagare le tasse per tantissime realtà produttive. «Per dare una mano alle imprese non basta rinviare i pagamenti al 31 maggio – prosegue Lunghi -. Se non si lavora e poi si concentrano le imposte in 4 o 5 rate, non cambierà nulla». La richiesta è dunque quella di annullare le tasse o togliere del tutto per tutto l’anno, non di rimodularle. «Ci vorranno dai tre ai sei mesi prima che l’operatività torni normale, i fatturati perduti, tali rimarranno». Il presidente Fabio Lunghi sottolinea che «vogliamo far sapere che noi ci siamo». Accordo Posso lavorare ancora o no? La domanda non è secondaria perché in base al decreto “Chiudi Italia” molte aziende stanno ancora cercando di capire come possano dare continuità alla propria attività. Motivo: per alcune aziende, come sappiamo, l’attività è ritenuta indispensabile per il Paese, ma altre sono comunque di supporto alla filiera. La possibilità di proseguire o meno nella produzione è definita dal codice identificativo Ateco: in base a un accordo con la Prefettura, la Camera di Commercio si impegna a fornire alle imprese del territorio un servizio informativo sui codici Ateco con i quali è registrata la propria attività. Sembra una cosa solo tecnica, non lo è affatto: la differenza è tra la possibilità di tenere aperto, e dunque continuare a dare lavoro, e lo stop.