«Sindaci, fermate Malpensa» Unicomal si affida ai Comuni

La Prealpina - 06/12/2019

L’Unicomal (Unione dei comitati del comprensorio di Malpensa) scrive ai sindaci del territorio aeroportuale. È infatti pronto un documento che verrà sottoposto a tutti i consigli comunali che ruotano attorno ai due terminal chiedendo che venga sottoscritta la richiesta delle attese Vas (Valutazione ambientale strategica) e Vis (Valutazione impatto sanitario). Per dirla con le parole utilizzate l’altra sera, durante la conferenza sul temna, da Gianni Buzzetti: «Siamo nati nel maggio del 1999 per accorpare i vari comitati spontanei delle varie realtà di Malpensa. Il nostro scopo non è mai stato quello di essere avversari dei sindaci, ma di collaborare con loro, essere la congiunzione tra la base, la popolazione, e il vertice, proprio le amministrazioni». Buzzetti non nasconde che in vent’anni più d’una volta l’Unicomal sia stata descritta come avversaria da alcuni primi cittadini. Ecco quindi l’offerta per azzerare tutto e ricominciare a collaborare a partire dall’applicazione delle regole e delle norme vigenti. Quanto chiesto ieri mattina, e inserito nel documento inviato ai vari Comuni, altro non è che in ottemperanza alla legge. «Lo sviluppo di Malpensa – termina Buzzetti – ha poi invaso, con effetti lesivi notevoli il nostro territorio. Viabilità, danni ambientali acclarati da sentenze e costruzione di strutture senza che sia mai stata attuata una valutazione complessiva. Vogliamo coinvolgere sindaci e sollecitare gli enti competenti perché vi sia la semplice applicazione delle regole». Emiro Nerini, altro attivista di Unicomal, ricorda come a oggi l’unico strumento urbanistico esistente su Malpensa sia il Piano regolatore aeroportuale del 1987, quello che prevedeva un traffico di 12 milioni. «Da allora non esiste alcuna modifica di questo piano, possiamo quindi dire che ogni dato che eccede è illegale», afferma. «Il nuovo Masterplan? Non si sa se ci sarà, ma di certo non dovrà partire senza una Via». Intanto sul finire della conferenza una delle ultime realtà entrate a far parte dell’unione di comitati e proveniente da Varallo Pombia, per voce del suo presidente Ferruccio Gallanti, getta un dubbio fortissimo sul prossimo Masterplan. Ovvero: «Più d’una volta è stato dichiarato che il Bridge (lo spostamento dei voli di Linate su Malpensa durante i lavori della pista milanese, ndr) altro non fosse che un test per valutare la portata che può raggiungere lo scalo. E se Sea avesse già pronto il Masterplan, lo avesse sottoposto a Enac e stesse soltanto aspettando il graduale raggiungimento delle condizioni da lei poste?». Per il cittadino piemontese altro aspetto da considerare è il trasferimento dei voli notturni che Dhl effettuava a Orio al Serio su Malpensa: «Se ne preannunciano 26 che toglieranno lavoro a Bergamo, del cui aeroporto Sea è socia, per portare lavoro interinale qui. È questa la produttività tanto dichiarata di cui dovremmo essere grati?». Per arginare lo sviluppo di Malpensa è quindi imprescindibile il lavoro dei sindaci. A loro la scelta sulla la proposta di Unicomal.

Come si va a T1 e T2? Quasi sempre in auto

È ancora l’auto il mezzo preferito per raggiungere l’aeroporto intercontinentale della Malpensa. In barba all’andamento dei grandi competitor europei e all’offerta di collegamenti per raggiungere i due terminal della brughiera da ovunque nel Nord Italia. Il dato emerge dall’incontro tra Sea e commissione regionale Territorio, andato in scena ieri a Linate, per mettere a fuoco i risultati dei tre mesi di Bridge e in particolare lo stato di salute dei tassisti nel bacino aeroportuale lombardo. I numeri degli ultimi rilevamenti in materia (nella foto qui sotto) sono inequivocabili: su 100 passeggeri diretti al T1 sono 63 a scegliere la macchina, 17 il treno, 15 il bus e soltanto 5 il taxi. Ancora peggiori, in tal senso, appaiono le percentuali riferite al T2: rispettivamente 72, 11, 14 e 3. Dunque, di qualsiasi tipo sia, il trasporto pubblico è poco utilizzato. Un dato che salta immediatamente all’occhio allorché si ragiona di Malpensa come di un aeroporto che ormai, superata ampiamente la prova estiva con un aumento dei voli dovuto all’ospitalità di quelli di Linate chiuso per lavori, si vuole stabilizzare su queste cifre. Non è un caso la sottolineatura continua di Sea sulle capacità del Terminal 1 di sopportare volumi importanti di traffico.

E la particolarità non sfugge all’organismo regionale. Che davanti al confronto con altri scali europei nei quali la percentuale di utenti dei taxi è ben superiore (la più alta è Barcellona con il 38, la più bassa Monaco con l’11, comunque oltre il doppio sia di T1 sia di T2) si dice pronta ad «approfondire e valutare le possibilità di introdurre modifiche al regolamento regionale» che norma il servizio. Spiega il consigliere di opposizione Samuele Astuti (Pd), componente della commissione Territorio: «L’inquinamento acustico e ambientale e il congestionamento dell’area che gravita su Malpensa sono problemi irrisolti durante il Bridge. Il deficit di infrastrutture di accesso dei passeggeri è certificato anche dal confronto con altri aeroporti europei. Qui gli utenti scelgono in massa l’auto privata per raggiungere i due terminal intasando strade come la 336 che va quotidianamente in affanno. Occorre il piano d’area che è uno strumento concertato di programmazione territoriale che può affrontare questi problemi»