«Si rischia di bloccare la promozione turistica»

La Prealpina - 03/10/2017

«Altro che provvedimento per rilanciare il turismo varesino, l’introduzione della tassa di soggiorno rischia di bloccare sul nascere il lavoro di promozione e marketing turistico che i player privati e la Camera di Commercio stanno facendo per far diventare Varese e la sua provincia una vera destinazione turistica». A mettere nero su bianco la propria opinione anche a nome dei colleghi è Alfredo Dal Ferro, presidente dell’associazione BB Varese. Dopo il tavolo di confronto avviato nei giorni scorsi dal sindaco Davide Galimberti per aprire la strada alla possibile introduzione dell’imposta destinata ai turisti, le posizioni restano decisamente distanti. Da un lato c’è Confesercenti, che ha dato il La alla discussione proponendo l’introduzione della tassa poco prima delle vacanze. Dall’altro ci sono Federalberghi, Ascom e BB Varese che non vedono di buon occhio la novità all’orizzonte.

«Varese non è ancora un sistema turistico maturo – afferma Dal Ferro – anche se lo sta diventando. Siamo per ora solo una meta di passaggio e i mesi di traffico turistico in città sono ridotti a due o tre l’anno. I Tedeschi, da sempre il maggior numero di turisti, sono molto refrattari a pagare tassazioni aggiuntive e non previste in fase di prenotazione. Senza dimenticare, poi, che sul territorio sono presenti un centinaio di strutture che sfuggono, per ora, ai controlli». Le ragioni per il no sono dunque precise e circostanziate. Ad esse si aggiungono una serie di oneri che i gestori di Bed&breakfast non intendono sobbarcarsi. «Un gestore mediamente ha degli utili di 10mila euro l’anno – continua Dal Ferro – e per incassare un euro di tassa di soggiorno deve fare da agente contabile per conto del Comune con una serie di obblighi». Tra questi, ad esempio, verificare le generalità del cliente ed eventuali esenzioni, calcolare l’imposta per ogni cliente, chiedere e ricevere il pagamento, fare e rilasciare una copia della ricevuta, versare al Comune le somme riscosse e conservare le ricevute dei pagamenti dell’imposta di soggiorno e la documentazione per esenzione per un periodo di cinque anni. Troppo, secondo i titolari di strutture. «Troviamo strano – conclude Dal Ferro – che Confesercenti che non rappresenta quasi nulla nell’alberghiero e nell’extra alberghiero varesino possa suggerire l’introduzione di una tassa che agli alberghi e ai B&B non porterà probabilmente nulla, se non nuovi obblighi».