«Si riaprano subito i nostri mercati possiamo far rispettare le distanze»

La Prealpina - 20/04/2020
  • «Ricevo ogni giorno
    le telefonate di colleghi fortemente preoccupati: non hanno
    più entrate e molti di loro non riescono ad arrivare alla fine del mese». Rodolfo Calzavara, presidente provinciale della Federazione italiana venditori ambulanti, è la voce di uno dei settori maggiormente colpiti dal lockdown
    imposto a livello nazionale e soprattutto regionale. A differenza
    di quanto previsto dai vari decreti
    emanati dall’inizio dell’emergenza sanitaria, in Lombardia i divieti sui mercati sono sempre stati
    più rigidi. Esattamente come è accaduto con l’ultima ordinanza regionale, quella dello scorso 11
    aprile, con la conferma della totale chiusura di tutte le aree mercatali scoperte. «In altre regioni i
    banchi di prodotti alimentari possono operare, qui no. È quanto
    mai urgente e necessario che anche in Lombardia si conceda una
    prima parziale riapertura, per cercare di limitare conseguenze che
    rischiano di essere irreparabili».
    I numeri della provincia
    In provincia di Varese gli ambulanti iscritti alla Camera di Commercio sono poco meno di 1.400
    (il totale regionale supera i 21mila, quello nazionale è di 183mila
    attività) e i banchi alimentari sono 240. I 102 mercati attivi nel
    Varesotto danno lavoro a oltre
    5mila addetti. «Autorizzare la ripresa almeno degli alimentari –
    sottolinea il presidente di Fiva
    Confcommercio provincia di Varese – significherebbe mettere al
    sicuro più di 1.000 posti di lavoro.
    Da parte nostra garantiamo il totale accoglimento delle imposizioni di carattere sanitario: oltre
    all’obbligo di guanti e mascherine, per noi sarebbe molto semplice fare rispettare le distanze tra i
    banchi (che sarebbero posti a oltre cinque metri l’uno dall’altro) e
    tra i clienti, cosa che invece non
    avviene nella grande distribuzione con gli scaffali distanziati tra
    loro di due metri al massimo. Tra
    l’altro, gli esperti di tutto il mondo dichiarano ufficialmente che
    la diffusione del virus, e perciò il
    rischio di contagio, è più alto nei
    luoghi chiusi». Di più, la parziale
    riapertura dei mercati darebbe più
    scelta ai clienti, con la positiva
    conseguenza che diminuirebbero
    gli assembramenti all’ingresso
    dei centri della grande distribuzione: «Le abbiamo viste tutti le
    code chilometriche».
    Qualsiasi regolamentazione
    Calzavara pensa ovviamente anche agli altri comparti merceologici: «Comprendiamo che in questo momento sia possibile ragionare sulla riapertura soltanto delle attività di vendita di prodotti di
    prima necessità (e i nostri banchi
    alimentari lo sono), ma chiediamo sin d’ora che quando ci sarà il
    via libera per tutti i settori non si
    facciano ulteriori distinzioni. Accetteremo qualsiasi tipo di regolamentazione dal punto di vista
    sanitario e da quello degli accessi
    ai mercati. Ripeto, siamo in grado
    di garantire spazi più ampi e all’aperto, cosa che non possono fare i supermercati o i centri commerciali. È giusto che loro sopravvivano, ma è ancora più giusto che noi non si debba morire».