Si è spento Flavio Sottrici l’ideatore di Liuc e Univa

La Prealpina - 03/07/2017

Un imprenditore visionario al quale il tempo ha dato ragione. Sobrio nei modi, vulcanico d’animo, amava le scommesse impossibili. Come quando creò il percorso universitario a Castellanza, sebbene in pochi credessero che la Liuc potesse diventare quella che oggi è. Oppure come quando traghetto l’Ubi (l’Unione Bustese degli Industriali) alla fusione con la Confindustria varesina, impacchettando bella e pronta quella che oggi è l’Univa.

Ma il percorso di Flavio Sottrici, il bustocco che se n’è andato l’altra notte all’età di 87 anni (era nato il 13 maggio 1930), è stato molto di più. Perché faceva impresa, certo, a partire dalla cartiera di famiglia. Ma era anche un uomo di profonda cultura, innamorato di letteratura (pubblicazioni e articoli ne ha fatti e stampati tanti) e di arte, al punto da lavorare anche alla predisposizione di offerte galleristiche che hanno lanciato autori che forse sarebbero rimasti nascosti.

Forte degli studi classici, perfezionatosi alla Cattolica di Milano, neppure ventenne era già un manager d’assalto del dopoguerra. Gestiva fonderie e ditte di macchine utensili, per poi assumere la guida delle Cartiere Sottrici nel 1956, traghettandola in un percorso emozionante, raccogliendo le sfide che l’innovazione proponeva, affrontando gli alti e bassi che la vita serve a ciascuno. Lui guidava, disponeva, scommetteva, cambiava. Era leggendario per le sue fughe in avanti, in una corsa a non perder tempo che proponeva novità ad ogni passo. Scelte non sempre popolari negli schemi di allora. Ma Sottrici provava e mediava. E poi, se non riusciva da una parte, spuntava dall’altra. Era così anche nell’impegno associazionistico e allora, se l’Ubi fu nelle sue mani dall’86 all’89, ci mise un attimo a capire che il futuro passava dall’allargamento territoriale. L’Unione industriali diventò così provinciale e lui si mise a capo di quel progetto (fu presidente sino al 1991) che ancora oggi trae linfa da quell’intuizione. Così fu con la Liuc, piazzata dove pochi ci credevano e invece capace di macinare successi.

D’altronde Sottrici era uno di quegli imprenditori che bazzicava mille mondi e aveva gli occhi aperti: inserito in molti Cda (Credito Legnanese, Banca Cambio e Banca Popolare di Luino e di Varese per citare quelli finanziari, ma era stato anche nel direttivo della Prealpina a conferma del suo amore per la cultura), tesseva rapporti in ambito rotariano e aveva il gusto dell’impresa. L’ultima che lo ha visto protagonista è quella del centro medico Alten, fatto germogliare con uno stuolo di professionisti impressionante. Perché gli anni che passavano non ne scalfivano la voglia di intentare nuove sfide, anzi lo stimolavano a misurarsi in altri settori, dimostrando il suo fiuto nel vedere oltre l’ora e subito.

Gli ultimi sono stati mesi di sofferenza, che però non ne hanno intaccato l’animo fiero. Ora non c’è più e, oltre a lui, si spengono le chissà quante ulteriori avventure che avrebbe senza dubbio voluto realizzare.