Si abbia più coraggio di investire sui giovani

La Prealpina - 27/04/2016

Da un lato c’è la Liuc, l’università voluta e creata dagli imprenditori di Varese che compie i suoi primi 25 anni di età. Dall’altro ci sono i suoi studenti, novemila i laureati, che – negli anni – sono diventati loro stessi imprenditori. Due percorsi che si incrociano proprio per festeggiare l’importante compleanno dell’ateneo e anche per provare a far partire un messaggio importante in termini di sviluppo economico: gli imprenditori oggi titolari di aziende sane dovrebbero avere più coraggio ed investire nelle idee innovative delle giovani generazioni. Sono le start up, alcune subito vincenti altre di successo dopo un percorso di elaborazione e perfezionamento, ma tutte sicuramente linfa vitale per l’economia del territorio. Le storie di una parte di quelle create da laureati Liuc (25 in tutto) sono state raccolte in un libro “Srtat up! 25 anni di Università e impresa”, che sarà presentato ufficialmente il prossimo 3 maggio .

«Noi abbiamo voluto espressamente raccogliere le esperienze positive dei nostri laureati – spiega Federico Visconti, rettore della Liuc – e mettere sul piatto idee innovative di successo. Ma non solo. Vorremmo che fosse anche l’occasione per iniziare un dibattito e una riflessione sugli investimenti . Sappiamo che in provincia (lo dico i dati ufficiali) ci sono circa 18 miliardi di ricchezza depositata nelle banche. Ma questa ricchezza fa fatica a entrare nel circuito delle idee innovative. Bisognerebbe iniziare a ripensare agli investimenti che generano sviluppo». Insomma, da un lato le start up rappresentano il futuro, ma è chiaro che per poter mettere solide radici hanno anche bisogno di qualcuno che creda in loro e rischi con loro. Oggi, invece, la linea guida principale sembra sia la prudenza. «Fino al 2013 – continua il numero uno dell’università di Castellanza – su circa 50mila pmi italiane, un terzo risultava avere soldi in cassa. Questo grazie a una buona gestione e a una grande prudenza in attesa di scenari miglior. Ma il punto da capire è il contenuto dei possibili investimenti che oggi presentano un ventaglio di possibilità molto ampio».

Sta di fatto che intanto gli studenti Liuc si danno da fare. Non solo chi prende una laurea a Castellanza riesce a trovare lavori in tempi molto brevi. Alcuni di loro hanno idee in testa che frullano durante il periodo di formazione e poi si concretizzano in business, una volta concluso il percorso di studi.

«La Liuc ha in sè una ideologia di sviluppo di imprenditorialità e responsabilità – sottolinea Visconti – ma poi gli ambiti di lavoro sono i più differenti. Una cosa è certa, però. Le storie di questi ragazzi riportano l’attenzione sul mestiere dell’imprenditore». E’ da qui, allora, che si può ripartire per costruire un nuovo sviluppo dopo le devastazioni della crisi? «Io credo che per ripartire bisogna cambiare gli italiani – afferma Visconti – In quel ripartire, ad esempio, la variabile principale dovrebbe essere quella dell’occupazione. E invece noi abbiamo tanti ragazzi validi che poi lasciano il Paese perchè non si creano nuovi spazi. Questi giovani imprenditori provano a creare nuovi spazi ma non possono fare miracoli. E poi dobbiamo imparare a la cultura dello sviluppo mentre oggi siamo imprigionati nella cultura del controllo. Noi tutti nelle nostre attività siamo prigionieri del controllo che tarpa le ali a chiunque e scoraggia anche gli stranieri nel creare attività e ricchezza in Italia. Siamo sommersi da carte , autorizzazioni, permessi, verifiche che poi però non portano a decisioni concrete e utili. E’ chiaro che si tratta di un cambio di mentalità». Ed è altrettanto chiaro che la strada sia ancora lunga.