Sesto Calende «No alla tassa di soggiorno»: Federalberghi all’attaco

La Prealpina - 29/11/2018

La richiesta del Gruppo Commercianti Sestesi ai candidati sindaci che si presenteranno alle elezioni amministrative del 2019 di istituire la tassa di soggiorno non piace a Federalberghi Varese, che con un comunicato ufficiale del presidente Frederick Venturi risponde un secco no. L’associazione di categoria ribadisce il suo ruolo come principale associazione di rappresentanza del settore alberghiero sul territorio ricordando che «sulla tassa di soggiorno è pendente al Tar Lombardia di Milano un ricorso contro la delibera della giunta regionale lombarda che ha stabilito di riconoscere, indistintamente, tutti i Comuni della Regione come Comuni turistici ai fini dell’istituzione della tassa di soggiorno e il suo eventuale accoglimento travolgerebbe retroattivamente tutti gli atti amministrativi pregressi costringendo a restituire le imposte illegittimamente incassate». Federalberghi sottolinea poi che «appare sconcertante che un piccolo gruppo di imprenditori parli a nome di un’altra categoria. La superficialità di certe affermazioni non può che lasciare perplessi: nessun imprenditore alberghiero penserebbe mai di fare un’invasione di campo in settori e ambiti che non gli competono e di cui non ha specifica conoscenza. Si tratta in primo luogo di una questione di rispetto dei ruoli. La tassa di soggiorno ha, in primo luogo, la caratteristica di appesantire il costo della stanza per gli ospiti e di rendere quindi i prezzi meno competitivi creando disparità di condizioni tra gli operatori dei diversi Comuni. Aumentare il costo ha l’effetto di far diminuire la domanda e non certo ad attrarre nuovi turisti. I dati in questo caso dipingono già bene la situazione: nel 2017 le presenze registrate sono state 10.000 in meno rispetto all’anno precedente e per lo più si tratta di ospiti (33%) provenienti dalla stessa Lombardia, ovvero di un turismo business che sarebbe colpito dall’aumento dei costi, ma non avrebbe alcun beneficio da eventuali interventi a favore del turismo stesso».

«In secondo luogo – aggiunge Venturi – è evidente che chi ha avanzato la proposta, non sa cosa significhi, per un’attività ricettiva, gestire questo adempimento. Per applicare la tassa di soggiorno occorre infatti adeguare i programma informatici con conseguenti costi a carico dell’azienda, senza contare il tempo che il personale deve riservare per questo adempimento amministrativo». In terzo luogo «non va trascurato il contributo che già gli albergatori danno all’erario in termini di tributi locali, basta pensare all’Imu che è solo parzialmente deducibile dal reddito d’impresa, nonostante sia calcolata sul valore di un immobile strumentale, e per la Tari per il quale l’albergo è costretto a pagare sulla base delle superfici dell’hotel, come se la struttura lavorasse sempre al 100% di occupazione».

L’appello finale, conclude Venturi, «va dunque al senso di responsabilità dei candidati sindaci affinché non si facciano allettare da proposte superficiali prive di un’analisi ed un confronto coi i soggetti coinvolti. Le aziende alberghiere devono essere aiutate e non tartassate. Gli imprenditori alberghieri meritano rispetto perché creano occupazione e danno lustro al territorio».