“Senza impresa è impossibile affrontare la modernità”

Informazioneonline - 30/05/2017

Riccardo Comerio, presidente dell’Unione degli Industriali della provincia di Varese, leggendo la propria relazione nel corso dell’assemblea generale 2017 dell’Associazione al centro congressi Malpensa Fiere di Busto Arsizio, davanti a poco meno di un migliaio di persone fra imprenditori e autorità, è stato capace di sintetizzare in un intervento di 22 pagine l’essenza degli epocali cambiamenti in atto, gli scenario socio-economici ad essi conseguenti e la mission degli imprenditori del 3° Millennio che vivono e lavorano in Italia: il Paese più bello e, nel contempo, più complicato e bizzarro (irresponsabile) del mondo.

“Far cadere il Governo e provocare quindi le elezioni politiche anticipate – ha dettoVincenzo Boccia, presidente di Confindustria, subito dopo la relazione dello stessoComerio –, in questo particolare e delicatissimo momento, per la questione dei voucher, la dice lunga sulla visione del futuro e sulle priorità della nostra classe politica”.

Già, la dice veramente molto lunga. Il presidente di Confindustria non l’ha specificato, ma era evidente il suo retro-pensiero: massima complessità dei problemi socio-economici (sia interni che internazionali) e minimo senso di responsabilità/capacità di gestirli da parte di chi, i politici, dovrebbe farsene carico (o almeno tentare di farlo).

Insomma, più che l’immaginazione, l’idiozia vera e propria al potere!

“Noi abbiamo bisogno di stabilità politica e certezza delle regole: di questo abbiamo bisogno!”, ha scandito con enfasi voluta Riccardo Comerio. “Abbiamo bisogno – ha ribadito il presidente di Univa alzando efficacemente il tono di voce – di una ‘Tregua legislativa’!”. Più decisioni responsabili e strategiche e meno lentocrazia burocratica.

Tutto questo per favorire “un contesto che faciliti l’intraprendenza, nostra, dei nostri giovani, di coloro che vogliono investire in Italia e che sono ancora tanti, nonostante tutto”, anche perché “senza impresa è impossibile affrontare la modernità”.

Non tutto è sbagliato e da rifare, intendiamoci, (“Dobbiamo riconoscere che con il ‘Piano Calenda’ è stato fatto un importante passo in avanti in termini di Politica Industriale”), tuttavia ancora tanto (troppo) resta da fare in termini di “riforme strutturali” sempre annunciate e mai realizzate (riassetto della pubblica amministrazione, adeguamento delle infrastrutture, alleggerimento degli oneri fiscali e amministrativi, riduzione dei tempi della giustizia civile).

Gli imprenditori, dal canto loro, davanti all’espansione demografica mondiale, all’invecchiamento della popolazione, all’urbanizzazione, devono saper cogliere questi “nuovi trend” e proporre “nuovi prodotti e nuovi servizi”.

“L’innovazione – ha detto Riccardo Comerio – non è solo la connessione degli smartphone e l’automazione delle fabbriche, è anche collegata alle nuove esigenze di mobilità delle persone, alle nuove forme per rendere l’energia accessibile, immagazzinabile e trasportabile, alle opportunità offerte dall’accoppiamento di diversi materiali, alla fusione della plastica con l’elettronica che inizia ad essere utilizzata nel settore automobilistico, ai tessuti tecnici che respirano, che assorbono inquinamento o rumore, ai vetri a risparmio energetico”.

Il sistema economico della provincia di Varese è pronto ad affrontare le nuove sfide, non si sottrae e attribuisce grande importanza al “dialogo di collaborazione tra noi imprenditori ed il sindacato”.

La stessa Unione degli Industriali è impegnata su più fronti: “lavoriamo sull’uomo, lavoriamo sui giovani, lavoriamo sulla finanza innovativa, lavoriamo sull’economia circolare, lavoriamo sulla costruzione di una piattaforma per la digitalizzazione dellefiliere. Stiamo costruendo insieme agli imprenditori – ha precisato Riccardo Comerio – una carta d’identità digitale d’impresa, sperimentiamo insieme a loro nuovi modi per promuoversi secondo le regole di un marketing digitale”.

Vincenzo Boccia ha ribadito a sua volta la centralità del sistema industriale “senza il quale non c’è un sistema Paese forte”.

Ha poi riproposto, con riferimento specifico ai giovani, l’azzeramento per tre anni del cuneo fiscale e contributivo, così da favorirne l’effettiva “inclusione” nel mercato del lavoro.

Ha specificato con chiarezza assoluta che Confindustria rifugge dal sistema di voto proporzionale, “vera e propria anticamera di una società corporativa e  consociativa” oltre che ingovernabile, ed è a favore del maggioritario.

Sul fronte delle relazioni industriali il leader confindustriale ha sottolineato la rilevanza strategica dello “scambio salario-produttività” e, più in generale, ha auspicato la sottoscrizione di un “patto di scopo” mediante il quale distinguere con chiarezza le “cose urgenti” da quelle “importanti” così da (ri)scatenare la ripresa economico-sociale.

 

Paolo Magri: “In un mondo multipolare serve più Europa”

“C’è una buona notizia uscita dall’ultimo di G7 di Taormina: con questi Stati Uniti e con questa Gran Bretagna è difficile dialogare e dunque l’Europa ha un’occasione storica, quella finalmente di darsi un ruolo in un mondo multipolare”. Lo scenario internazionale è stato uno dei protagonisti dell’Assemblea Generale 2017 dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese:  sul palco di Malpensafiere il giornalista Gianfranco Fabi ha intervistato Paolo Magri, vice presidente esecutivo e direttore dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale.

L’INTERVISTA A PAOLO MAGRI

Più anziani, più grandi città, più integrazione sociale in una realtà multietnica: dal suo osservatorio come questi megatrend stanno condizionando i rapporti internazionali?

“Nel 2050 la sola Nigeria avrà una popolazione pari a tutta l’Europa. Se guardiamo a 15 anni fa gli Stati Uniti avevano le armi dei successivi 15 Paesi in classifica, ma tra 15 anni la Cina avrà gli stessi livelli di armi degli Usa. Stanno cambiando gli equilibri. Non solo quelli demografici o economici. Anche Paesi come il Qatar avranno un peso maggiore sullo scacchiere internazionale. Saremo un mondo sempre più multipolare. A livello globale e regionale. Pensiamo all’Asia, dove prima dominava a turno sempre una potenza e oggi deve fare i conti con una multipolarità fatta da Corea, Cina, India, Giappone. Tutti Paesi che crescono economicamente di più di noi. Cina e India crescono a ritmi del 6 e 7%, i Paesi in via di sviluppo sono pronti al sorpasso sull’Occidente. Tra poco produrranno più del 50% della ricchezza mondiale”.

In questo scenario come si inseriscono le politiche del neo-Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump?

“Siamo nell’età dell’incertezza. In questo condominio sempre più multipolare il condomino che ha più millesimi, che è ancora quello statunitense, sta cambiando le carte in tavola. Trump è imprevedibile. E lo è su questioni non di dettaglio. Cambia alleanze strategiche repentinamente. Ma stiamo attenti: sulle regole del commercio internazionale e la loro più o meno liberalizzazione a decidere negli Usa saranno le lobby dei grandi produttori, non la Casa Bianca. Questo ci tranquillizza”.

Un freno all’export delle nostre imprese è venuto negli ultimi anni dalle sanzioni decise della comunità internazionale verso la Russia. Si sta andando verso una silenziosa normalizzazione?

“Non condivido molti aspetti della politica di Trump, ma quello di cambiare il rapporto con la Russia con un avvicinamento lo condivido. La Russia ha coperto grandi vuoti in Europa e in Medio Oriente, complice anche ad una certa latitanza dell’Amministrazione Obama. Credo che però sarà uno dei punti del proprio programma che Trump non riuscirà a realizzare. Eppure noi come Europei ne avremmo tutti gli interessi, sia economici (pensiamo ai danni che abbiamo subito dalla politica delle sanzioni), sia sul fronte della stabilizzazione dei flussi migratori. Ma legata alla questione russa c’è anche il rapporto col mondo orientale. Dopo l’ultima visita in Arabia Saudita Trump sta aprendo ad una strategia di alleanze con il mondo Sunnita, ma questo avviene in contemporanea con i sempre più stretti legami che la Russia sta stringendo con il mondo sciita. Ecco, anche questo è un problema a cui stare attenti”.

L’INTERVISTA A CLAUDIO MARENZI

“L’industria 4.0 deve essere un’opportunità per collegare di più fra di loro le imprese della filiera produttiva del sistema moda del made in Italy”. Da una parte la descrizione di ciò che sta avvenendo sullo scacchiere internazionale, dall’altra le ripercussioni sulle imprese e le loro strategie. L’altro intervistato della tavola rotonda dell’Assemblea Generale dell’Unione Industriali varesina è stato  Claudio Marenzi, amministratore delegato diHerno Spa, nonché presidente di Sistema Moda Italia e della neo-nata Confindustria Moda.

Il Presidente dell’Unione Industriali, Riccardo Comerio, ha invitato a considerare i grandi cambiamenti in atto come tante opportunità. Nuovi mercati, nuovi prodotti, nuovi bisogni da soddisfare. E’ d’accordo?

“Forse non bisogna più parlare di mercati, ma di città. Ci sono mercati che vanno male con aree specifiche che vanno bene e viceversa. Ciò vale per la moda, ma non solo. Mosca è diversa da Kazan. Pechino è diversa da Shanghai. Anche per gli Stati Uniti vale questo ragionamento. La costa occidentale e quella orientale sono per le imprese due zone completamente diverse dove operare. Non possiamo più ragionare su macro-aree. Ciò vale per la moda, così come per tutti i settori che hanno a che fare con i beni di consumo. C’è ormai un rapporto duale tra consumatore e brand che il digitale e i social stanno trasformando, mettendo fuori gioco i grandi operatori commerciali legati ancora a stereotipi fermi al 2000. Poi ci sono anche altri fenomeni come la crescita fino a poco tempo fa del mercato della Corea del Sud, un aumento però legato a consumatori cinesi e non coreani. Consumi oggi crollati a causa della crisi con il Nord e la riduzione dei visti concessi dalla Cina ai propri cittadini”.

Dove l’export italiano della moda riesce meglio a penetrare i mercati?

“Germania, Francia e Spagna, anche la Gran Bretagna e l’Europa in generale sono mercati positivi per il made in Italy della moda. La Russia sta dando incredibili segnali di ripresa sul consumo dei nostri prodotti. Negli Usa stiamo andando bene sulla West e East Coast, ma nel centro del Paese arranchiamo”.

A livello di imprese si parla molto di innovazione e industria 4.0. La digitalizzazione è un’opportunità anche per le Pmi?

“Direi di sì. È un volano da cogliere. Non bisogna solo sfruttare un iper e un super ammortamento. Industria 4.0 deve essere un’opportunità per le imprese di cambiare completamente l’azienda, il processo produttivo e l’approccio al mercato. L’industria 4.0 deve connettere le imprese. Abbiamo una filiera del tessile e abbigliamento senza eguali al mondo, per qualità e profondità, ma ancora non collegata. Industria 4.0 deve essere la strada per collegarci tra di noi all’interno della nostra filiera. È quello che ci sta chiedendo il mercato: velocità. È un cambio di paradigma. Dobbiamo ragionare di più in partnership. I brand devono fidarsi di più delle Pmi”.