Seimila rimpatri di capitali Uffici finanziari al collasso

La Prealpina - 06/06/2016

«L’Agenzia delle entrate è esposta a forti attacchi mediatici. Striscia la Notizia, per fare un esempio, dedica spesso dei servizi, chiedendo di mandare sul lastrico i funzionari che sbagliano gli accertamenti». E secondo Gennaro Vitiello, segretario provinciale del sindacato autonomo dei lavoratori finanziari (Confsal-Salfi), «c’è un disegno che viene dall’alto finalizzato alla demolizione di Equitalia e dell’Agenzia delle entrate». «Perché quando l’opinione pubblica è matura, passano tutte le modifiche giuridico-economiche di natura restrittiva nei confronti dei dipendenti pubblici». Questa è la premessa del sindacalista per far capire che il personale dell’Agenzia delle entrate sta vivendo un momento di disagio sfociato, a Varese, anche a Varese, in uno stato di agitazione che non blocca ovviamente l’attività ma la circoscrive, in certi giorni e in certi orari.

La riforma Madia ha inoltre accorpato i comparti, ponendo gli uffici finanziari (prima autonomi) nel comparto ministeri. «Perdiamo specificità e poteri contrattuali, e i tagli lineari colpiscono anche il nostro comparto che è virtuoso» osserva il rappresentante di Confsal-Salfi. E a seguito della spending review, la direzione regionale ha varato un piano di chiusure di alcune sedi. «Il pericolo – prosegue Vitiello – è quello di lasciare intere sacche di territorio senza un presidio di legalità e di servizi alle imprese e ai cittadini. Contro le chiusure noi siamo stati propositivi andando a parlare con i sindaci, come fatto a Luino».

In provincia di Varese sono sei le sedi territoriali dell’Agenzia delle entrate: nel capoluogo, in via Frattini; a Saronno, Gallarate, Busto, Gavirate e Luino appunto». «La direzione ha rescisso tutti i contratti con le società di vigilanza privata e per noi il rischio è serio, non abbiamo chi ci difende: si sono già verificati episodi di violenze, con minacce reiterate a Varese». Sono circa 400 i dipendenti sul territorio provinciale. Si potrebbe obiettare: è così dappertutto.. Non proprio: il caso Varese ha delle particolarità rispetto ad altri territori: il rientro dei capitali, divenuta direttiva e accompagnata dal beneficio (per chi si redime) del condono, è un fenomeno che, data la vicinanza della Svizzera, riguarda soprattutto Varese e le altre provincia di confine. Un dato per fare luce: seimila le pratiche di voluntary disclosure (collaborazione volontaria) che il personale – una trentina – degli uffici finanziari deve esaminare entro il 30 settembre.

«È lavorazione a cottimo – commento il sindacalista Vitiello -, questa è una catena di montaggio altro che uffici pubblici». Già perché a fronte di questa nuova, complessa e perentoria attività, non è stato potenziato l’organico. E quindi: la coperta è corto. Lascia fuori, in questo momento, non del tutto ma quasi, i controlli fiscali. Ecco allora lo stato di agitazione attuato con uscite anticipate (in certi giorni) e micro-assemmblee di 15 minuti. Tra l’altro, il rappresentante del sindaco Confsal-Salfi fa notare che in provincia di Varese «non vengono attivati istituti contrattuali relativi al benessere del personale». «Un esempio – spiega Vitiello – è la legge che prevede il telelavoro. Ma anche i tempi di risposta alle richieste di trasferimento, tra cui quelle per motivi di salute, vengono disattese. Il risultato è che tanti vanno via e non vengono rimpiazzati col dovuto riciclo. Il problema è che qui è un territorio dove c’è una maggiore esigenza di attività di accertamento».