Sea Handling, al via il processo sulle firme che divide i sindacati

La Prealpina - 09/12/2016

Sea handling, è l’ora della verità. Martedì prossimo alle 10.30 alla decima sezione del tribunale di Milano inizierà la causa intentata dalla Cub trasporti nei confronti dei responsabili regionali di Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Flai, Usb e SinPa per chiedere l’esibizione delle firme che accertavano la volontà dei lavoratori di sottoscrivere gli accordi bocciati nel referendum dagli stessi dipendenti aeroportuali pochi giorni prima.

Era il giugno 2014 e il fronte sindacale era caldissimo, perché sul tavolo c’era in atto un licenziamento di massa a Malpensa e Linate sventato soltanto al fotofinish. La vicenda è ormai nota: nell’estate del 2014 venne creata Airport handling, una nuova società nata sulle ceneri di Sea handling come risposta obbligata alla maxi multa inflitta da Bruxelles (la Ue contestava infatti sostegni pubblici). La sua nascita però non fu lineare. Il famoso accordo del 4 giugno, raggiunto al termine di una estenuante trattativa in quanto conteneva grandi sacrifici economici e la riduzione dell’organico per la società nascente, venne sottoposto al vaglio dei lavoratori mediante un referendum. Per il “sì” si schierarono i confederali, Usb, Flai e Sinpa, per il “no” soltanto la Cub, sostenuta da Adl e dal Comitato san precario. A sorpresa vinsero proprio quest’ultimi, 946 a 686. Saltò il banco, insomma. Ma quando le lettere di licenziamento per 2200 lavoratori erano ormai pronte per essere spedite, al tavolo regionale della trattativa, l’Arifl, il fronte del “sì” si presentò dicendo di aver fatto sottoscrivere, nei giorni immediatamente successivi al referendum, a 1253 lavoratori (dunque la maggioranza assoluta) un documento che ribaltava l’esito referendario, ribadendo gli accordi sottoscritti il 4 giugno.

Bastò questo per chiudere la partita Sea handling e far nascere Airport handling. La Cub chiese perlomeno di poter vedere quelle firme, ma gli fu negato: «Finalmente dopo due anni e mezzo dal voto dei lavoratori, le segreterie dei sindacati firmatari degli accordi del giugno 2014, dovranno rispondere alle numerose richieste fatte sia da noi che da centinaia di lavoratori». Ma la controparte è convinta di spuntarla. Come si legge nella memoria di costituzione della Cgil, infatti, «la raccolta firme, effettuata in proprio da ciascuna sigla sindacale, ha rappresentato una forma di consultazione a sostegno dell’avvio di una nuova fase della trattativa per arrivare alla stipula di un nuovo accordo che tenesse conto dell’esito del referendum». Secondo la Cgil, dunque, non vennero ribaditi gli accordi sottoscritti il 4 giugno, ma si trattò di una nuova intesa. Sostiene inoltre che la Cub non abbia titolo per vedere le firme, considerate «un dato sensibile in quanto indicativo dell’affiliazione sindacale». Sarà dunque un giudice ordinario, a questo punto, a stabilire se la nascita di Airport handling fu macchiata da un peccato originale oppure se il ribaltone dei confederali fu una mossa corretta.