«Se mi convincono, si farà»

La Prealpina - 31/07/2016

ospedale unicoMaroni pronto a trovare i fondi: lo inauguro io. Tra i siti MalpensaFiere

«Se mi convinceranno, la cosa si potrà fare. I soldi li troveremo, anche se ne serviranno parecchi».

Roberto Maroni, esortato mercoledì 27 luglio dai sindaci di Busto Arsizio e Gallarate a valutare l’ipotesi di un nuovo ospedale unico al servizio dei due territori, si dice disponibile a un sopralluogo al Circolo e al Sant’Antonio Abate ai primi di settembre. Poi deciderà il da farsi. Visto che la richiesta era arrivata tramite lettera, anche la sua risposta ha la forma di una missiva indirizzata a Emanuele Antonelli e Andrea Cassani.

Oltre la corrispondenza, ecco i chiarimenti dall’unico ente che può dare il via libera al progetto e fornire le risorse.

I sindaci l’hanno invitata a compiere un piccolo tour. Che ne pensa?

«Propongono l’ospedale unico e rilanciano l’idea congiuntamente. Raccolgo l’invito, fisseremo la data a fine agosto attraverso le segreterie, al rientro dalle vacanze. Prima non sarà possibile».

C’è già l’idea di dove costruire?

«I territori hanno identificato alcuni siti disponibili, utilizzabili salvo verifiche dal punto di vista logistico, della disponibilità delle proprietà e sul fronte ambientale. Uno di questi è MalpensaFiere, che è logisticamente in posizione perfetta, ma non possiamo disporne noi, appartiene alla Camera di commercio di Varese».

E’ favorevole a questa opzione? Le piace l’idea?

«E’ solo una delle ipotesi sul tavolo, tutta da verificare. Se Camera di commercio fosse favorevole quello mi pare un buon sito. Se dicesse che non se ne parla perché ritiene valida la destinazione fieristica, ci sono altre due aree in lista, a detta di Cassani. Sono tutte tra Gallarate e Busto».

Non è un progetto da poco, si parla di milioni. Crede sia un investimento opportuno?

«Se serve a migliorare i servizi, sì. Mi pare che la questione sia proprio questa: fornire tecnologie all’avanguardia in spazi moderni. Faremo adeguati approfondimenti, i soldi di troviamo. A Sesto San Giovanni destiniamo 330 milioni di euro per la Città della Salute, un progetto importante che si va realizzando. Se servono, i soldi si trovano».

Questo nuovo ospedale, quindi, diventerà una priorità?

«Ho risposto affermativamente all’invito perché conosco la realtà delle due strutture ospedaliere attuali, per le quali abbiamo fatto investimenti di modernizzazione negli anni passati. L’idea di una sede nuova è legata alla volontà di riportare i livelli dei servizi alle necessità attuali. Non sono certo contrario».

Se ne parla da anni, bastava una lettera a smuovere le acque?

«C’è una manifestazione di interesse del territorio, non è facile che due Comuni si trovino d’accordo, il campanile prevale sempre. Ci chiedono di avere una sede sola, al servizio di entrambe le zone. Io sono interessato al progetto e seguirò personalmente l’iter. A settembre, se mi convincono, si potrà partire e cercare l’area ideonea, oltre alle centinaia di milioni necessari. A Sesto, al netto delle bonifiche fatte dal privato, la quota è consistente, ma si danno nuove sedi al Besta e all’Istituto Tumori. Non si pesca dalla spesa corrente, è un investimento e come Regione abbiamo la capacità di investire, non dico senza limite ma quasi. Il problema fondi non mi preoccupa».

Direi che un interesse è già evidente. E’ così?

«Mi piace l’idea di fare una cosa nuova, una sede moderna e tecnologica che possa diventare un ospedale di riferimento per il sistema sanitario non solo lombardo ma nazionale».

Le vecchie sedi andranno alienate?

«Non è detto che si debbano chiudere. Si possono in parte mantenere, senza conservare tutti i reparti attuali, ma come spazi di pronto intervento, come presìdi territoriali Pot. E’ tutto da vedere, sono in aree densamente popolate. Valuteremo in primis se il nuovo ospedale s’ha da fare. Spetta ai sindaci convincermi, io mi faccio convincere. Poi valuteremo il futuro delle sedi attuali, se devono essere chiuse o anche parzialmente utilizzate con un reparto d’urgenza per non affollare l’ospedale unico.Nel dare la mia risposta non mi farò condizionare dai costi: se serve, si fa».

Ma ci vorrà tempo. Servono anni…
«Già, arriveremo oltre il 2018. Mi costringerà a ricandidarmi per un secondo mandato, l’ospedale unico unico lo voglio inaugurare io. E’ un motivo in più per ricandidarmi».