Se il cantiere parla straniero

La Prealpina - 26/04/2018

Un “cantiere” che ogni giorno cresce portando ricchezza ma anche qualche elemento problematico: la presenza sempre più massiccia di immigrati di origini e culture diverse, come imprenditori e dipendenti, si nota sì nel commercio, ma anche nell’edilizia. In generale, secondo la Camera milanese, in Lombardia solo nel 2017 si contano 32 iscrizioni al giorno di imprese a conduzione straniera (12mila in un anno in totale, di cui 762 in provincia di Varese). Un fenomeno che viene monitorato dal mondo associativo sotto tutti i punti di vista: «Il problema non è affatto se l’imprenditore sia italiano o estero, non è una questione di razzismo – tiene a precisare Juri Franzosi, direttore di Ance Varese, l’Associazione nazionale costruttori edili (nella foto) -. L’importante è che ci siano qualità, sicurezza e professionalità. La tendenza si è stabilizzata negli ultimi dieci anni: in edilizia sono aumentate le imprese a conduzione straniera, ma emerge quotidianamente il tema delle competenze e delle conoscenze. Troppo spesso si accede a questo lavoro senza un’adeguata formazione, con un livello di preparazione di base che cozza contro le richieste di alta professionalità e di tecnologie innovative del mercato attuale».

Una sfida che riguarda tutti, ma a maggior ragione chi arriva da fuori e può avere una doppia difficoltà a proporsi nel migliore dei modi: «Oggi il mercato è nettamente diviso in due – aggiunge Franzosi -. Da una parte c’è un mondo dove si punta al massimo ribasso, al prezzo, come fosse l’unico criterio, superiore persino alla professionalità. La concorrenza a basso costo ha un effetto fortemente negativo: in poche parole le case vengono costruite male. E poi c’è un mercato alto, che cerca maggior qualità pur spendendo qualcosa in più. Per sostenere sempre più questo filone nell’ultimo anno abbiamo portato a Varese un’esperienza nata a Verona, “Costruire in qualità”: abbiamo riunito 47 operatori in aula, dagli imprenditori agli artigiani ai progettisti, per ripartire dalla base su diversi aspetti, dalla tecnica alla conoscenza dei materiali. Il mercato non si accontenta, bisogna aggiornarsi».

Una sfida importante in un settore delicato, anche perché riguarda i risparmi delle famiglie: l’acquisto della casa è il sogno collettivo e anche il maggior investimento che si possa affrontare, con l’inevitabile paura dei rischi e delle “fregature”.

«Gli acquirenti che cercano di risparmiare in un certo senso ne hanno tutte le ragioni – suggerisce il direttore di Ance -. Eppure il nostro sforzo è far capire che costruire meglio vuol dire pagare meno nel tempo: forse non nell’immediato ma di sicuro in termini di gestione e manutenzione. Senza contare i costi che potrebbero annidarsi in un’eventuale causa al costruttore».

La paura spesso è che l’impresa non radicata sul territorio nasca e muoia nel giro di poco tempo, esponendo gli acquirenti ad altri rischi. «L’importante, ripeto, non è distinguere fra stranieri e italiani, ma fra persone preparate o meno. Il percorso più professionalizzante è la scuola edile, che permette di entrare nei cantieri nel modo giusto, anche grazie al Cpt, il Comitato paritetico con i sindacati che da 30 anni si occupa del settore, promuovendo correttezza e sicurezza nei luoghi di lavoro».

Perché l’altra battaglia è quella contro gli infortuni, spesso appannaggio delle costruzioni: «Spesso nemmeno i committenti sono a conoscenza delle loro responsabilità, che arrivano a coprire persino i compensi o i contributi ai lavoratori in caso non siano saldati dai titolari – conclude Franzosi -. Oggi dobbiamo saper cogliere anche la ripresa che si nota soprattutto nel campo delle riqualificazioni, grazie agli Ecobonus varati dal Governo. Tutti elementi che si rafforzeranno nei prossimi anni e che chiamano a nuove sfide e collaborazioni anche le amministrazioni pubbliche nel percorso di rigenerazione urbana».

C’è fiducia nel mattone

«Ad aprile il clima di fiducia peggiora sia per i consumatori sia per le imprese. In particolare, per le imprese manifatturiere si registra un netto peggioramento delle attese sugli ordini». Lo comunica l’Istat. L’indice di fiducia dei consumatori diminuisce da 117,5 a 117,1 punti e l’indice di fiducia delle imprese registra una flessione da 105,9 a 105,1. Per i consumatori sono in peggioramento la componente personale e a quella corrente. Il clima economico e quello futuro mantengono una dinamica «lievemente positiva». Tra le imprese, l’Istat stima che il clima di fiducia cali nel settore manifatturiero (da 108,9 a 107,7) e nei servizi (da 107,2 a 106,4). Molto marcata è la flessione registrata nel commercio al dettaglio (da 105,0 a 97,5) mentre per il settore delle costruzioni si rileva un deciso aumento (da 132,6 a 135,2).

In particolare nel comparto manifatturiero peggiorano i giudizi sugli ordini e le attese sulla produzione in presenza di scorte di magazzino giudicate in decumulo. Nel settore delle costruzioni, si registra un diffuso miglioramento sia dei giudizi sugli ordini sia delle aspettative sull’occupazione.