«Se Busto c’è , che batta un colpo»

La Provincia Varese - 13/02/2017

«Ha perso la storia, sta perdendo il ceto medio, sta perdendo il popolo, sta perdendo il pensiero del futuro». Come Busto Arsizio si inserisce in questo quadro storico? Busto negli ultimi dieci anni è andata controcorrente: ha saputo sognare, costruire, pensare. E oggi occorre ripensare, ricostruire, ri-sognare. Partiamo da lì. Ha perso la storia, ma senza storia non c’è vita. Senza passato non c’è identità. né speranza di futuro. Solo gli individui uniti da valori e culture comuni costruiscono un popolo che può avere speranza. Ecco il motivo per cui occorre mettere in piedi gli Stati Generali. Lo farà l’Officina delle Idee. Si chiama “Officina” nel ricordo di un popolo che sa costruire e non solo destinare inutili chiacchiere al fiato. Un popolo che nella sua biografia comunitaria deve guardare al meglio della sua storia, ai migliori dei suoi uomini, solo alcuni dei quali sono scritti nelle lapidi dei cittadini benemeriti. Intende dire che il modello è la Busto che veniva celebrata come “Manchester d’Italia”? Bisogna partire da lì, da chi ha saputo costruire, fare, dare lavoro, combattere per la libertà, dedicarsi al sociale, aprirsi al mondo. Ma a partire da un’identità precisa, senza la quale non c’è passato, non c’è presente, non c’è futuro, non c’è speranza. Il nostro orizzonte non può essere la disperazione, sia per i credenti sia per i non credenti. Busto Arsizio, riconosciuta dall’Onu ma forse poco da alcuni bustocchi, è centrale in questo processo. È centrale per il suo nome, per la sua storia, per la capacità di essere degni di questa storia. E chiunque ha avuto la grazia, il dono, l’opportunità di avere il ruolo di classe dirigente non può prescindere da questa consapevolezza. Senza consapevolezza non c’è storia, senza consapevolezza non c’è individuo, senza consapevolezza non c’è concretezza. La parola “concretezza” ha la sua radice semantica nel crescere insieme. E per crescere insieme e sapere dove andare, dobbiamo conoscere da dove veniamo. Declinando non nella vuota modernità ma nella concreta contemporaneità un disegno di presente e di futuro. Oggi però il pubblico non può più pensare di fare da sé. C’è sempre più bisogno del privato… La politica è servizio della polis, non è occupazione del potere: la differenza sostanziale sta qui. Paolo VI definì la politica come la più alta forma di carità. Oggi gli occupatori del potere sembrano averla trasformata nell’elemosina quotidiana per se stessi, nei bonus per acquisire voti e nella generazione di disperazione nei giovani. Ecco perché, per tornare a Busto, occorre partire dal Piano di governo del territorio, da una cabina di regia pubblica, da una gestione che sappia stimolare risorse pubbliche e private, disegni e progetti concreti, attrazione di risorse. E partire dalla cultura che fa da collante all’inclusione sociale, al senso della comunità, al senso della socialità. In questo senso, il polo sanitario unico di eccellenza ospedaliera non può essere un’opera pubblica e basta, non può essere una scelta urbanistica soltanto. Perché bisogna ricordare che i migliori uomini della nostra storia e del nostro passato hanno saputo guardare lontano con i piedi per terra e con lo sguardo oltre le nuvole. Infatti l’Aeroporto Città di Busto Arsizio non era entro i confini daziari della città. La Mostra del Tessile nemmeno. L’istituto scolastico superiore per il tessile nemmeno. Ma Busto Arsizio serviva un territorio più ampio ed era riconosciuta, non perché imponeva la sua grandezza ma perché veniva riconosciuta dai valori, dall’identità, dai fatti, dalla concretezza degli uomini geniali. Enrico dell’Acqua, Annibale Tosi, Angelo Castiglioni, e ancora gli Airoldi, i Venzaghi, i Saibene, solo per citarne alcuni, ma anche tanti semplici Bianchi e Rossi, Crespi, Tosi e Colombo, che hanno fatto decollare non solo l’aeroporto ma sogni e lavoro, i tanti che hanno creato benessere, libertà e dignità per sé e per gli altri, diventando un modello. Se Busto c’è ancora e vuole essere degna, vuole essere grande non solo sui cartelli daziari, batta un colpo».n