Scure sulle imprese rosa

La Prealpina - 04/09/2020

 Il virus miete vittime anche nell’imprenditoria femminile: nel secondo trimestre e quindi in pieno periodo covid, sono sparite 314 imprese “rosa”, passate da 12.371 del periodo aprile-giugno dell’anno scorso a 12.057 di oggi (fonte Camera di Commercio di Varese). Un duro colpo anche pensando che si arresta così una crescita negli ultimi cinque anni: a livello nazionale sono un milione e 340mila, ovvero in media il 22 per cento del totale delle imprese (nel Varesotto la percentuale è lievemente inferiore, del 20,76 per cento). In valori assoluti, dal 2015 ad oggi l’aumento delle imprese femminili è stato di oltre il triplo rispetto a quelle maschili: più 38.080 contro più 12.704. Le società di donne hanno contribuito a ben il 75 per cento dell’incremento complessivo di tutte le imprese in Italia, pari a più 50.784 unità. E dunque «il peso dell’emergenza è ricaduto sulle donne. Durante il periodo – conferma Cristina Riganti (nella foto), presidente del Terziario Donna di Confcommercio provincia di Varese – abbiamo scontato la perdita di un numero sensibile di imprese femminili e, di conseguenza, un rallentamento della nascita di queste attività».

Riganti condivide in pieno la posizione assunta dal presidente di Confcommercio nazionale, Carlo Sangalli. «Il peso più rilevante nelle fasi drammatiche dell’allarme sanitario è ricaduto sulle spalle delle donne. A maggior ragione dobbiamo rafforzare gli strumenti utili per sostenere le donne a far nascere e crescere le loro imprese e a non arrestare, o peggio a invertire in modo negativo il trend favorevole».

Il settore più penalizzato è il commercio all’ingrosso e al dettaglio: da 3.085 in provincia si è passati a 2.956 attività. Sul 2019 si è registrata anche la perdita di 77 imprese manufatturiere (da 1.361 a 1.284) e di 73 tra alberghi e ristoranti. Più contenuto il calo nel settore delle costruzioni, passato da 565 a 513. In controtendenza le attività finanziarie e assicurative e soprattutto le attività immobiliari che invece crescono, passando rispettivamente da 357 a 380 e da 1.293 a 1.325.

«Questi dati – prosegue la presidente – ci dicono che di fronte al Covid alcune imprenditrici hanno ritenuto opportuno fermarsi e che le aspiranti imprenditrici hanno scelto di attendere un momento più propizio per gettarsi sul mercato. Del resto per chi deve conciliare lavoro e famiglia i punti interrogativi erano e sono troppi, a partire dalla gestione dei figli diventata complicatissima a causa delle chiusure delle scuole». Riganti accoglie perciò con favore le intenzioni del ministro per le Pari opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti, che tra le strategie individua la condivisione di strumenti di welfare e di conciliazione. «Che gli impegni annunciati diventino fatti concreti».