Scure su Unicredit Il Varesotto trema

La Prealpina - 18/01/2017

Anche il Varesotto trema per la vertenza Unicredit che prevede 3.900 esuberi a livello nazionale: tagli imponenti che potrebbero toccare anche la provincia dove ci sono oltre trenta filiali e ben 250 dipendenti. In questo momento, comunque, è difficile prevedere le ricadute effettive sul territorio, anche se il clima è di forte preoccupazione. Da ieri e fino a domani sono previsti nuovi incontri con i sindacati per affrontare il nodo cruciale dei licenziamenti. Sono dunque ripartiti i faccia a faccia all’inizio dell’anno sugli esuberi «che si sommano ai Piani precedenti e fanno arrivare il colosso bancario a diminuire il proprio organico di oltre 9000 unità – spiegano il coordinatore di Fabi VareseAlessandro Frontini e il segretario provinciale di riferimento Unicredit Alberto Mostacciuolo -. Sarà una trattativa difficile quella che nelle prossime settimane vedrà impegnate le organizzazioni sindacali nel tentativo di dare risposte complessive al taglio dei costi presentato dall’azienda in questo piano industriale». Punti fondamentali per i sindacati presenti al tavolo in modo unitario saranno «la volontarietà delle adesioni al fondo esuberi di settore oltre a una serie di rivendicazioni legate a questioni interne aziendali che hanno anche l’obbiettivo di migliore le condizioni di rapporto vita/lavoro. E infine il tema delle future assunzioni, non di così facile soluzione vista la prima posizione aziendale netta sulla questione – proseguono i sindacalisti -. Anche la Fabi di Varese guarda con preoccupazione a questa trattativa visto che sul territorio varesino sono oltre 30 le unità operative (che diventano molte di più se si considerano le province limitrofe). Vedremo più avanti l’impatto di questo piano sul nostro territorio e quali soluzioni verranno adottate se ci sarà un accordo. Siamo consapevoli della delicatezza della trattativa che si giocherà sull’equilibrio di tutele tra chi uscirà dall’azienda, fra chi resterà e chi entrerà».

Questo è uno dei nodi fondamentali, come in molte altre vertenze simili: ma mentre per il caso Ubi e Banco Bpm il tema delle entrate pari alle uscite è stato più agevole, «nel caso di Unicredit il gruppo sembra essere meno disponibile – aggiunge Frontini -. Quando si parla di tagli, per il sindacato è essenziale la sicurezza del ricambio generazionale oltre ai paletti dal punto di vista organizzativo. In caso di esuberi a pioggia, poi, nessuna zona risulta esente a priori e quindi dovremo vigilare».

Il tavolo aperto tra sindacati e Unicredit prevede trattative serrate fino a fine mese con l’obiettivo di arrivare alla quadra entro il primo febbraio. Un percorso arduo che riguarda un totale di 11mila fte (full time equivalent), comprese 1.500 posizioni da riqualificare. Sul tavolo non ci sono solo le uscite ma anche il turn-over e l’equità di trattamenti.