Scoppia il caso Maga

Commissione in sopralluogo, ma il Maga diventa un caso. «I visitatori scarseggiano, è un problema che bisogna porsi», afferma il sindaco Andrea Cassani. Invece l’assessore alla Cultura, Isabella Peroni, insiste: «La cultura è volano di sviluppo, dobbiamo continuare a crederci e investire». Nel tempio cittadino dell’arte contemporanea, qualcuno potrebbe pensare a una questione di relativismo estetico, ma il problema è di sostanza, ed è quello di far quadrare i conti del Maga. «Un museo che ha cambiato pelle e che ormai è la rete e la trama su cui s’innesta la vita culturale di una città che cresce, si forma ed è in continuo movimento», sintetizza Peroni al termine del sopralluogo di ieri pomeriggio condotto dalla direttrice Emma Zanella, dai depositi al pozzo librario della biblioteca specialistica, fino al cantiere del nuovo sistema illuminotecnico sponsorizzato da Castaldi Lighting. «Abbiamo raggiunto risultati insperati»,- rivendica la presidente della Fondazione Zanella, Sandrina Bandera. «Il Maga è un museo che cambia, mai statico, che ha una sua missione alla quale è fedele, vedi la didattica, e che fa progetti». Nel 2018 sono arrivati i riconoscimenti da Stato e Regione come ente di rilevanza, «che ci dà certezza di finanziamenti per fare attività culturale di respiro». Poi però prende la parola il sindaco Cassani. Che “la tocca piano”. «Molto bene quello che state facendo, dalle mostre agli studenti e ai bandi, ma resto perplesso sul contesto generale», dice a Zanella e Bandera. «Mi duole constatare che non c’è una domanda culturale, se nel museo ci sono più dipendenti che visitatori. È un’attività che nonostante un’offerta culturale di spicco, penso alla mostra su Kerouac, ha visitatori che scarseggiano e vede mancare l’interesse della cittadinanza gallaratese. È un problema che dobbiamo porci, per capire come invertire la tendenza». Dei 60mila visitatori del 2018, circa 20mila sono quelli delle sole mostre, altri 10mila sono gli studenti. Forse non basta. E da Cassani arriva l’invito a uno «sforzo di avvicinare l’offerta culturale a popolazione che forse non gradisce e non capisce questa offerta». Per la presidente Bandera «quello toccato dal sindaco è un grande problema e c’è bisogno che la città senta questo problema». I consiglieri dicono la loro, ma alla fine è l’assessore Peroni a lanciarsi in difesa della creatura che lei stessa inaugurò nello stesso ruolo ai tempi della giunta Mucci: «Qui non ci sono sprechi, ma non possiamo solo asfaltare le strade. Se siamo una città che rinuncia a un patrimonio culturale storico mentre i nostri vicini di casa (riferimento a Busto Arsizio, ndr) investono in cultura, facciamoci della domande. Io ci credo e continuerò con una politica di salvaguardia e tutela di questo museo». Perché «la cultura è un volano di sviluppo e crescita», mentre «è una visione miope e antica quella secondo cui è di nicchia».

 

Per grandi mostre servono soldi

«La nostra attenzione ai conti è davvero al centesimo. Qui non si azzarda nulla». A riferirlo nel corso della seduta della commissione Cultura, nella rinnovata sala conferenze del Maga, è la direttrice Emma Zanella, che dopo la visita mette in fila le iniziative 2018 e quelle in pista per il 2019, tirando fuori numeri significativi, dalle 220 adesione agli Amici del Maga alle 300 classi che da ottobre a giugno varcheranno la soglia del museo per le attività didattiche e ancora agli oltre 900mila euro di finanziamenti ottenuti in cinque anni dai bandi Cariplo. Eppure quello dei conti del Maga è un cane che si morde la coda. Perché per attirare il grande pubblico a Gallarate (come i 50mila visitatori per Modigliani e Missoni) occorrono «mostre di grande richiamo – fa notare Zanella – ci stiamo lavorando, ma vanno sostenute finanziariamente anche per avere un impatto di comunicazione importante. E in momenti così è già moltissimo trovare sponsor per le mostre che già facciamo». E non c’è la possibilità di investire se non intervengono i privati. «Se non ci sono i finanziamenti di partenza, le mostre non si iniziano neanche» ammettono Zanella e Bandera, rivelando che quella su Kerouac fu in forse fino all’ultimo.