Scegliere facoltà e professione Si parte da educazione e cultura

La Prealpina - 26/05/2017

Un ponte tra l’università e il sistema scolastico. Può sembrare un’immagine giornalistica, è invece la sintesi di un intenso lavoro di squadra che Michele Puglisi coordina alla Liuc attraverso il Cared, il Centro di Ateneo per la ricerca educativo-didattica e l’aggiornamento. Già preside di liceo, da vent’anni all’Università Cattaneo, il professor Puglisi è da sempre attento al canale comunicativo con gli istituti superiori, i dirigenti, gli insegnanti, le famiglie, gli studenti. I temi sul tappeto sono complessi e delicati a un tempo; riguardano ad esempio l’aggiornamento degli insegnanti, la sperimentazione didattica e, argomento decisivo per il futuro degli studenti, l’orientamento nella scelta dell’università, dopo la maturità, e della futura professione.

Professor Puglisi, il problema dell’orientamento è complesso e di sostanza. E’ vero che siamo all’emergenza?

«Se esiste un’emergenza orientamento, penso vada inserita in una emergenza più allarmante: quella educativa e culturale. In questa nostra società delle conoscenze, ma liquida e frammentata, i punti fermi per chi insegna sono davvero pochi».

Tra questi?

«La nostra crescente responsabilità, ad esempio. Da anni, in virtù della rete, delle nuove tecnologie e della globalizzazione, la scuola e l’università non hanno più il monopolio della trasmissione delle informazioni e delle conoscenze. Le cosiddette agenzie formative e informative sono disseminate in tutta la società. Si tratta a mio modo di vedere di un’opportunità che dovrebbe consentire alla scuola e all’università di occuparsi meno di informazioni e più di questioni attinenti sia al metodo di studio sia alla costruzione dell’identità e della personalità degli studenti».

Concetti alti, può chiarirli?

«Provo con un esempio concreto. I selezionatori del personale che spesso incontriamo alla Liuc, ci fanno notare che ormai non è tanto alle competenze tecniche che rivolgono l’attenzione, poiché le danno in buona parte per acquisite. Sono piuttosto alla ricerca di persone complete, formate nelle competenze trasversali, le cosiddette soft skills, che un tempo sarebbero forse state definite come sapersi muovere nel mondo. E badi che le qualità richieste sono precise: predisposizione al lavoro di squadra, flessibilità, voglia di apprendere, capacità di risolvere problemi, una motivazione positiva verso il lavoro e, non ultima, onestà intellettuale. E poi c’è un’altra cosa».

Cioè?

«E’ richiesta la padronanza del linguaggio verbale. Da anni assistiamo a un suo impoverimento, e si sa che la padronanza del linguaggio è la base per affinare il pensiero, critico e creativo in particolare».

Nel senso?

«L’ultimo World Economic Forum del 2016 è stato incentrato sul futuro delle professioni. Le prime tre “Top Skills” che si prevede saranno richieste tra alcuni anni sono nell’ordine: capacità di risolvere problemi complessi, pensiero critico, creatività. Non le sembra che la padronanza del linguaggio verbale ritorni sempre?».

Bisogna essere capaci di parlare e di parlare bene. E’così?

«Come dicevo, non è una questione retorica o letteraria, ma di relazione. Il linguaggio è oggi in crisi perché, da una parte, viaggia verso il vaniloquio e la logorrea e dall’altra verso la violenza e l’aggressività verbale. E le risparmio esempi quotidiani di entrambe le derive, ma noto che talvolta provocano una sorta di paradosso, quando coloro che avrebbero qualcosa da dire scelgono di tacere».

Torniamo alla Liuc

«Io ritengo che questi temi siano importanti per l’orientamento inteso come processo formativo che non termina e verso il quale l’università sente di avere una forte responsabilità educativa, culturale e sociale. E’ per questa via che in Liuc è stata avviata una riflessione sull’arricchimento dei nostri percorsi, che provi tra l’altro a superare la frattura tra la cultura tecnico-scientifica e quella umanistica. Sono questioni aperte, che non ammettono semplificazioni, ma affrontarle è uno degli aspetti più significativi della nostra professione. E, oltre al progetto Skills & Behaviour, alle Learning Week, ai tanti Seminari interattivi, stiamo progettando una iniziativa di orientamento formativo individualizzato, con l’idea di contribuire alla corretta impostazione del problema. Vedremo con gli insegnanti e gli studenti cosa ne nascerà. Vorrei in conclusione condividere un pensiero non mio che mi sembra significativo. Mi riferisco a Ezra Pound, che, al di là delle posizioni politiche, aveva grandi intuizioni ed era un intellettuale di valore. In un articolo del 1934 intitolato ‘La Missione degli Insegnanti’, afferma: “Così come i medici hanno la responsabilità del mantenimento della salute fisica di una nazione, gli insegnanti hanno la responsabilità della salute intellettuale”. A tutti i livelli della formazione, mi sembra ancora una bella sfida per chi cerca di interpretare la professione di docente nel ventunesimo secolo».

Vincenzo Coronetti