Scartoffie sul bancone

La Prealpina - 13/12/2019

Due anni fa, le imprese stapparono lo champagne perché finalmente venivano esonerate da un obbligo burocratico: quello di denuncia di esercizio per la vendita e la somministrazione al minuto di bevande alcoliche. Oggi, invece, si devono riporre i calici nella credenza perché l’adempimento è stato ripristinato e dovrà essere ottemperato entro il 31 dicembre. Tanto che, in molti, presi un po’ dall’ansia e dai tempi ristretti, si sono rivolti a Confersercenti Varese per capire se fosse vero e chiedere come comportarsi. In barba alle promesse di semplificazione della politica, l’obbligo è stato veramente rimesso in essere a seguito del decreto Crescita del giugno scorso, dove a crescere è stata anche questa scartoffia. E così Confersercenti Varese si è impegnata a precisare le tre casistiche da seguire per mettersi in regola. La prima: non sono tenuti ad alcun adempimento gli operatori in esercizio prima del 29 agosto 2017 con licenza fiscale, tranne se ci sono state delle variazioni nella titolarità dell’esercizio di vendita oppure in caso di smarrimento della licenza. Secondo caso: chi ha aperto fra il 29 agosto 2017 e il 28 giugno 2019 dovrà presentare all’Ufficio delle dogane territorialmente competente, entro il 31 dicembre, la denuncia di attivazione di esercizio di vendita per quanto attiene alla disciplina dell’accisa, mediante il modulo reperibile sul sito www.adm.gov.it (Dogane, In un click, Accise, Modulistica). Questo vale anche per gli operatori che abbiano effettuato comunicazione di avvio dell’attività al Suap in data anteriore al 29 agosto 2018, ma il cui procedimento tributario di rilascio della licenza non si è completato per l’intervenuta soppressione dell’obbligo di denuncia. E ancora: per chi ha avviato l’attività dopo il 30 giugno di quest’anno, la comunicazione al Suap all’avvio della vendita al minuto o della somministrazione di alcolici vale quale denuncia all’Agenzia delle dogane, perché l’incartamento viene spedito automaticamente all’ufficio preposto. Ad ogni modo il procedimento si conclude comunque con il rilascio della licenza da parte dell’Agenzia delle dogane. I soggetti tenuti alla presentazione della denuncia sono esercizi pubblici, ricettivi e di intrattenimento pubblico, attività di vendita al dettaglio di alcolici in esercizi di vicinato, nelle medie o grandi strutture di vendita o per mezzo di apparecchi automatici. Non sono tenuti, invece esercizi operanti con carattere temporaneo . Insomma, la burocrazia italiana conferma di avere due certezze. Gli adempimenti si sommano anno dopo anno e anche laddove, miracolosamente, una procedura venga semplificata, non è detto che, a breve, possa venire riesumata.

Dai ristoranti ai rifugi alpini Titolari oppressi dalle carte

Torna la denuncia fiscale per la vendita dei prodotti alcolici: il decreto Crescita ha soppresso l’esclusione dall’obbligo di denuncia di attivazione e dalla correlata licenza rilasciata dall’Uf – ficio delle Dogane, già disposta dalla legge sulla concorrenza del 2017. Quali sono soggetti obbligati alla denuncia fiscale? La normativa ne individua diverse tipologie: gli esercizi di ristorazione, per la somministrazione di pasti e di bevande, comprese quelle aventi un contenuto alcoolico superiore al 21% del volume, e di latte (ristoranti, trattorie, tavole calde, pizzerie, birrerie ed esercizi similari); gli esercizi per la somministrazione di bevande, comprese quelle alcooliche di qualsiasi gradazione, nonché di latte, di dolciumi, compresi i generi di pasticceria e gelateria, e di prodotti di gastronomia; gli esercizi in cui la somministrazione di alimenti e di bevande viene effettuata congiuntamente ad attività di trattenimento e svago, in sale da ballo, locali notturni, stabilimenti balneari. Particolare il caso dei rifugi alpini, anch’essi obbligati alla denuncia fiscale. Sono esclusi, invece, dalla denuncia, le attività di vendita di prodotti alcolici che avvengono durante sagre, fiere, mostre ed eventi simili a carattere temporaneo e di breve durata.