Saronno – Piano per l’ex Isotta

La Prealpina - 10/01/2022

Pronto il piano d’insieme della rigenerazione urbana dell’area ex Isotta Fraschini. È stato definito nero su bianco quello che si intende sviluppare nell’area dismessa saronnese di 121mila metri quadrati che due anni fa era stata acquisita da un facoltoso benefattore, Giuseppe Gorla, tramite la società “Saronno città dei beni comuni“, con l’intento di “donarla” ai concittadini.

Nel corso del tempo ci sono state le riunioni preliminari con l’amministrazione civica per mettere a fuoco tutti i dettagli e dunque si è giunti – anche prendendo spunto dalla indicazioni venute dall’ente locale – alla stesura del master plan, che si focalizza su quattro aspetti principali. Ovvero, non soltanto l’annunciata realizzazione dei museo dell’Accademia di Brera di Milano, con relativi laboratori, ma di un vero e proprio polo universitario con aule di formazione e spazi espositivi (e aperto anche ad altri enti universitari); la creazione di aree museali (in particolare si pensa alla nascita del Museo della Isotta Fraschini, ma non soltanto); la realizzazione di un grande parco cittadino (che sorgerà sul lato di via Milano) e la costruzione di alcuni edifici che saranno sostanzialmente “al servizio” di queste funzioni.

«Questa operazione – ricordano da Vivaio Saronno, il coordinamento di cittadini che sta seguendo il recupero dell’area dismessa assieme alla proprietà – offre un’occasione straordinaria, sia per la stessa ex Isotta, sia per l’intero “sistema cittadino.” La dimensione dell’area, paragonabile a quella dei grandi scali ferroviari milanesi, nonché la posizione strategica nel rapporto con la ferrovia, con via Varese e con i quartieri residenziali circostanti, le attribuiscono un ruolo assolutamente cruciale per lo sviluppo futuro della città». Il progetto di riqualificazione, ricordano dal Vivaio, «parte dalla volontà di trasformare quella separazione provocata dalla presenza dei binari e dall’impraticabilità dell’area dismessa, in un nuovo collegamento che guarda contemporaneamente a due scale diverse: da un lato la dimensione umana e cittadina, dall’altro il sistema metropolitano di Milano».

Quali i tempi per concretizzare il progetto? Di certo non brevissimi, ma i traguardi da raggiungere a questo punto appaiono molto chiari e per il nuovo assetto di un’area strategica per la città è solo questione di tempo.

Intanto le ruspe si sono già messe al lavoro

Ruspe al lavoro all’ex Isotta Fraschini: si vedono passando davanti all’ingresso principale di via Milano, dopo tanti anni dunque qualcosa davvero si muove all’interno della più grande area dismessa saronnese, che era abbandonata dagli anni ottanta quando l’attività metalmeccanica della storica azienda, che ultimamente produceva soprattutto motori per barche, era definitivamente cessata a Saronno.

In questa fase, mentre sono in corso tutti i rilievi che porteranno alla bonifica del comparto, si sta compiendo una iniziale pulizia all’interno dell’ex Isotta dove dopo quarant’anni è sorta una vegetazione sempre più invadente, anche costituita da molte sterpaglie. Si tratta del primo atto sulla strada di un recupero tanto atteso non solo dall’amministrazione civica ma anche da tanti cittadini, che sperano che quest’area possa davvero costituire una occasione di rilancio per la città. Il percorso si annuncia ancora lungo ma non lunghissimo: dopo l’acquisto di Giuseppe Gorla l’iter è a questo punto ormai avviato.

Ma, attualmente, cosa c’è oggi dentro all’ex Isotta Fraschini? Cortili e strade della viabilità interna sono stati da tempo invasi da alberi e rovi, restano diversi capannoni ed alcuni edifici a più piani – un tempo anche ad uso amministrativo – alcuni dei quali tutt’ora in discrete condizioni e che, secondo le intenzioni si vorrebbero conservare perché siano in futuro recuperate e riutilizzate a scopi sociali, ad esempio come spazi espositivi e di incontro.

All’ex Isotta, intanto, sono stati fatti entrare writers famosi che nei mesi scorsi hanno realizzato le loro opere su alcuni dei muri dei vecchi capannoni abbandonati, che ora appaiono per certi versi come un museo delle “opere di strada.”