«Salviamo le Pmi dal default»

La Prealpina - 19/11/2020

Le piccole e medie imprese e gli artigiani sono abituati a rapporti con le banche sul “fido del rasoio”. Ma stavolta, con la crisi economica da pandemia, rischiano seriamente di tagliarsi per bene. Perché? Come sottolinea Cna Varese, dal 1° gennaio entreranno in vigore le nuove regole sul default, che decreteranno lo stato di insolvenza per chiunque sia inadempiente nei confronti delle banche per più di novanta giorni per una cifra di 100 euro.

Di conseguenza, queste regole europee pensate per prevenire i rischi patrimoniali del sistema bancario finiscono per diventare una vera spada di Damocle per artigiani, imprese, famiglie e le stesse banche, soprattutto ora che la situazione è molto complicata: «Cna – dice Luca Mambretti, Presidente di Cna Varese – chiede il completo superamento della definizione di default e la revisione del cosiddetto “calendar provisioning” che regola la valutazione del merito creditizio secondo meccanismi tanto rigidi e sproporzionati per i crediti di importo minore quanto inadeguati all’attuale fase di profonda recessione scatenata dalla pandemia. Le soluzioni valide in tempi normali sono inadatte ai tempi drammaticamente straordinari che stiamo vivendo». Anche perché, come ormai è stato constatato su più fronti, «l’Europa – aggiunge Mambretti – ragiona sempre con la testa delle grandi imprese. Ma il nostro Paese è basato su un tessuto vastissimo di pmi, per le quali i rapporti bancari sono basilari, ma fisiologicamente più fragili». Insomma, si teme l’innesco di un circolo vizioso nel bel mezzo della peggiore crisi degli ultimi settant’anni. «Già in primavera – dice ancora il numero uno di Cna Varese- gli artigiani hanno dovuto affrontare seri problemi coi prestiti da 25.000 euro garantiti dello Stato. E, ora, manca un mese e mezzo a quest’altro ostacolo. Senza contare che già in una condizione di normalità, le banche tradizionali danno credito con molta lentezza, mentre con gli istituti di credito cooperativo, la situazione è migliore».

Finora, infatti, come spiega l’Abi (Associazione bancaria italiana), era previsto che la banca dovesse classificare in default l’impresa che, per oltre novanta giorni consecutivi, fosse in arretrato di un pagamento rilevante, sulle scadenze previste nel finanziamento bancario. Con le nuove norme europee, invece viene quantificato il concetto di rilevanza. Per le aziende più strutturate, per arretrato rilevante si intenderà ora un ammontare superiore a 500 euro (relativo a uno o più finanziamenti) che rappresenti più dell’1% del totale delle esposizioni dell’impresa verso la banca. Per le persone fisiche e le piccole e medie imprese, con esposizioni nei confronti della stessa banca per un ammontare complessivamente inferiore a 1 milione di euro, l’importo è ridotto a 100 euro. Non solo: insieme alla classificazione di default, scatta anche la segnalazione alla Centrale dei rischi, con conseguenti difficoltà future per gli imprenditori a ricevere ulteriori finanziamenti. Insomma, se non cambia qualcosa, si rischia seriamente il default. Ma quello dell’economia intera.