«Salviamo la capra nera il tesoro della Veddasca»

Il rilancio della Veddasca non passa solo dallo sci, parola di Riccardo Mocellin e Flavio Carraro, due allevatori di bestiame di 25 e 28 anni che hanno dedicato le loro giovani vite all’agricoltura e agli animali. «Abbiamo letto molti discorsi sul rilancio di queste meravigliose valli – dicono – ma forse poco si è detto sul fatto che questi territori possono essere condivisi con turisti ed amanti della montagna, della natura e degli animali, 12 mesi all’anno». Mocellin, giovane di Monvalle, sta riqualificando un terreno presso il lago Delio non solo per motivi imprenditoriali: ha infatti accettato la sfida di salvare la capra nera di Verzasca dall’estinzione, portandone in vetta nel tempo un centinaio di esemplari. Flavio Carraro, figlio d’arte in quanto suo padre da anni alleva animali e coltiva le terre sopra la Veddasca, ha deciso di studiare nel settore alberghiero, perché il “ramo agrario” è in qualche modo già presente nel suo dna e lui lo vive da quando è nato avendo una storica azienda con caseificio a Pian del Lares, la vera culla della Formaggella del Luinese. Da qui nasce l’impegno di entrambi, ufficializzato in questi giorni, di collaborare nell’allevamento delle tipiche capre. Non è un caso se il simbolo tipico della pezza che ha fatto molto parlare anche a livello internazionale è proprio la testa della capra nera di Verzasca. «Cominciamo con il dire – spiegano – che l’unione delle nostre forze, in un territorio come questo che ormai si spopola ogni giorno, è quello di favorire un ritorno di interesse per questi luoghi, per far conoscere le aziende di montagna che, tra le altre cose, lavorano allo scopo di recuperare “la nera”. Questo all’interno di un allevamento “etico”, che non guardi solo a scelte produttive o ai numeri ma anche al riappropriarsi di una meravigliosa porzione di territorio». Questo comporta dei grossi sacrifici che non riguardano solo il non uscire la sera, visto che si è giovani, perché poi durante la notte bisogna alzarsi e lavorare. E’ proprio uno stile di vita che non molti ventenni sceglierebbero, c’è insomma il desiderio di due persone giovani, che hanno deciso di avvicinarsi geograficamente uno all’altro, per costruire un percorso che rilanci una valle che non vive solo di neve, che potrebbe avere benissimo dei percorsi non solo turistici ma anche enogastronomici in grado di far conoscere un prodotto di qualità che unisce più territori ad un bacino più ampio. Il dato è curioso, infatti, ma il tipico formaggio di denominazione d’origine protetta (DOP) a pasta semidura caratterizzato da una breve stagionatura, è più famoso fuori dai confini locali che nelle Valli Luinesi. «Chiaramente – proseguono – il progetto di rilancio nelle nostre valli è coadiuvato anche da un’Amministrazione che ha saputo guardare al lago quanto alla montagna, credendo per esempio nel progetto di ripopolamento della capra che, lo ricordiamo in un brutto periodo di incendi nel Varesotto, è un animale che favorisce la pulizia dei boschi diminuendo la propagazione del fuoco». Nelle prossime settimane, maggiori particolari di questo piano di rilancio.