«Salviamo il trampolino fascista Tuffi vietati, ma è la nostra storia»

La Prealpina - 19/11/2016

C’è una costruzione storica in degrado lungo le rive del lago di Varese. Una costruzione che ha avuto i suoi fasti, rappresentando il simbolo di un’epoca, e che è stata compagna di giochi per tanti ragazzi e palestra per tanti giovani.

Il trampolino di Biandronno (foto Blitz) si innalza solitario, dimenticato, con i segni del tempo che sono penetrati nella sua struttura, chiuso alla base da una stanga che ne impedisce la salita e sulla sommità da assi per impedire i tuffi.

«È ora di dedicargli attenzione – afferma il vicesindaco Augusto Vanetti – Non certo perché venga utilizzato attualmente, vista la non balneabilità delle acque. Ma perché continuare a lasciarlo andare in rovina, se si considera che ha avuto una storia significativa e che potrebbe diventare un completamento di arredo in uno scorcio di lago dei più belli? Le finanze comunali non permettono la spesa della sua ristrutturazione. Interesseremo l’Autorità di Bacino lacuale dei laghi Maggiore, Comabbio, Varese e Monate – considerato che sorge in un’area demaniale – allo scopo che possa diventare un monumento a livello nazionale collettivo».

Il trampolino ha una storia tutta particolare: costruito nel 1935, in piena era fascista con l’intento di incrementare lo sport e inaugurato nel 1936 alla presenza delle autorità ha rappresentato per più di una generazione una palestra di incontro e di gare. I pochi testimoni dell’evento, allora erano ragazzini, lo ricordano con grande gioia: era stata loro offerta una possibilità di rafforzare il corpo e di vivere maggiormente il loro lago. L’acqua era divenuta ancora di più il loro elemento naturale.

Sul trampolino e attorno al trampolino è trascorso il tempo libero della loro adolescenza, al punto di immortalarlo nelle poche foto di allora. Dopo i tuffi non facevano più paura le traversate notturne fino alla riva di Oltrona a rubare frutta con relativo ritorno, nonostante il buio.

Sono pagine impensabili oggi, ma quel manufatto brutto a vedersi con il segno di una manomissione, risalente alla caduta del fascismo(si voleva cancellare ogni traccia del regime), è lì a ricordarci un’animazione nelle acque che è stata palestra di vita.

«Ripeto: il doverlo ristrutturare non comporta il doverlo utilizzare – termina Vanetti – ma salvare una testimonianza che fa parte della cultura del lago. Il progetto è già stato predisposto dall’amministrazione. Il restauro, oltre non cancellare una traccia importante della vitalità delle nostre acque, può divenire augurale: quando le acque, come ci auguriamo, diventeranno pulite, costituirà un invito ad immergersi».