«Salvare il centro e il commercio»

La Prealpina - 14/04/2016

La corsa per la poltrona di primo cittadino di Varese sta entrando nel vivo e Ascom mette le mani avanti, dettando le sue regole. A firmare la lettera che ieri è stata inviata a tutti i candidati sindaci è il presidente dell’associazione di categoria, Giorgio Angelucci, che mette così nero su bianco le priorità del comparto, nell’ottica di «un approfondito confronto con la prossima amministrazione per affrontare, in maniera condivisa, le sfide del futuro». Una “missiva” che intende dare voce alle più di tremila imprese associate, di cui oltre 970 nel capoluogo. E allora quali i punti principali su cui Ascom chiede di riflettere, perché anche il commercio locale possa cominciare a riprendere fiato, dopo una crisi che ha colpito tutti, a livello nazionale? Innanzitutto, sostiene Angelucci, «riteniamo di fondamentale importanza che il Comune favorisca uno sviluppo equilibrato della rete commerciale, nelle sue diverse espressioni».

Un equilibrio non facile da raggiungere, perché da un lato c’è la grande distribuzione organizzata nelle periferie, dall’altro ci sono il centro storico della città e le castellanze, che con i loro negozi di vicinato e mercati sono «beni unici da tutelare», perché custodi di cultura , costumi e tradizioni locali. Molti esercenti però sono già da tempo in forte sofferenza e chiedono «adeguate risposte amministrative», dato che è ormai sotto gli occhi di tutti il mutamento in atto, che ha trasformato «zone che fino a qualche anno fa pulsavano di vitalità in aree abbandonate o sotto il controllo di soggetti disagiati». E «non è più accettabile – dice l’Ascom – che per riqualificare un’area urbana degradata si debba ricorrere ad insediamenti commerciali di grandi dimensioni. Il mercato ormai è saturo di offerta distributiva mentre non si riesce a mantenere sul territorio, con adeguati incentivi, il settore manifatturiero, quello che realmente porta ricchezza alla popolazione».

Non va meglio lungo l’asse commerciale dei piccoli negozi, perché è lì che tutto sta assumendo l’aspetto di «vetrina commerciale uniformata, dove i negozi storici a conduzione familiare stanno lasciando il posto ai retail di catena».

Come intervenire? Innanzitutto serve maggiore attenzione al decoro urbano perché, sostiene l’associazione, «la valenza turistica di Varese è legata strettamente alla vitalità commerciale della città». Ma soprattutto la categoria necessita di «interventi in materia di imposte e tasse locali, con una ripartizione più equa tra utenze domestiche e non domestiche, per diminuire l’attuale pressione fiscale e restituire competitività alle imprese». Infine c’è l’annoso problema della viabilità e dei parcheggi, cui si aggiunge negli ultimi tempi anche un «insufficiente livello di sicurezza. Si registrano – dice Angelucci – ripetuti episodi di microcriminalità che costituiscono una costante e grave minaccia alla qualità della vita della nostra città, influenzando pesantemente fattori come il decoro urbano e l’ordine pubblico, importanti anche per le stesse attività commerciali».