Saltriovenator da brividi «Il predatore più antico»

La Prealpina - 20/12/2018

Aveva denti aguzzi come pugnali e zampe artigliate forti come l’acciaio su un corpo di una tonnellata. Ma soprattutto è il più antico dinosauro carnivoro di grandi dimensioni scoperto al mondo. Si chiama Saltriovenator Zanellai ed è un giovane ceratosauro vissuto duecento milioni di anni fa in Valceresio, nel “Jurassic Park” del Monte San Giorgio.

L’identikit è stato svelato ieri mattina a Milano, a Palazzo Reale, dai paleontologi Cristiano Dal Sasso, Simone Maganuco e Andrea Cau. La scoperta sensazionale ha permesso di trovare il primo dinosauro italiano del Giurassico e unico dinosauro lombardo. Saltriovenator rappresenta una nuova specie che retrodata di 25 milioni di anni la comparsa dei grandi dinosauri predatori, riscrivendo, insomma, la storia.

Questo cacciatore d’agguato ad andatura bipede viveva tra le spiagge tropicali e le foreste lussureggianti che ricoprivano l’attuale Lombardia occidentale. Il suo ritratto, pubblicato sulla rivista PeerJ, rivela un giovane esemplare di dimensioni impressionanti per l’epoca, con un cranio di 80 centimetri armato di denti aguzzi e arti anteriori con quattro dita, di cui tre possenti e artigliate che anticiparono i volatili di oggi.

«Sebbene frammentario – afferma il paleontologo del museo di Storia naturale Cristiano Dal Sasso, che per riuscire a identificare le ossa è andato in California e a Washington per ritrovarne la posizione precisa su scheletri più completi – lo scheletro mostra un mosaico di caratteri anatomici ancestrali e derivati. Non tutti i frammenti combaciano, ma molti sono adiacenti e ci permettono di ricostruire la forma di intere ossa. Per completare il puzzle abbiamo usato anche una stampante 3D».

Si tratta insomma dell’ennesimo ritrovamento che permette al Varesotto e alla Valceresio di diventare ancor di più “capitale europea” della preistoria. Dal 2003, infatti, l’Unesco ha riconosciuto la particolarità ed eccezionalità geo-paleontologica del Monte San Giorgio, inserendo il lato svizzero della montagna nell’elenco dei siti Patrimonio dell’umanità. Nel 2010 venne inserito anche il lato italiano: il Monte San Giorgio viene identificato come la miglior testimonianza della storia geo-paleontologica in ambiente marino risalente a 247-235 milioni di anni fa, e attraverso le migliaia di fossili rinvenuti negli ultimi due secoli, ha permesso di studiare in dettaglio l’evoluzione di molti gruppi di organismi marini. La sequenza fossilifera del Monte San Giorgio è riconosciuta come la migliore al mondo in particolare per lo studio dei vertebrati marini del Triassico Medio. Essa ci dice che l’ambiente a quel tempo era quello di una complessa laguna tropicale profonda qualche decina di metri, ad anticipare il mare aperto.

Tornando al Saltriovenator, i suoi resti rappresentano le prime ossa di dinosauro su cui sono stati trovati morsi e rosicchiature di pesci e invertebrati marini, segno che la carcassa rimase sul fondo marino per mesi o anni prima di fossilizzare. E il suo ritrovamento è avvenuto a Saltrio, in una cava nota per aver fornito blocchi di pietra per il Teatro alla Scala, la Galleria Vittorio Emanuele e il Palazzo Reale di Milano, nonché parte della Mole Antonelliana di Torino. Un luogo dove, evidentemente, spesso si scrive e si riscrive la storia dell’umanità e del pianeta Terra.

 

I massi di Angelo Zanella il “papà” della creatura

 

La storia dell’eccezionale ritrovamento del Saltriovenator Zanellai parte domenica 4 agosto 1996 quando Angelo Zanella, del “Gruppo brianteo ricerche geologiche” di Paina di Giussano (Como), trova nella cava “Salnova” di Saltrio alcuni massi che sembrano contenere ossa ma, non riesce a trasportarli perché troppo pesanti. La mattina dopo, Zanella li recupera con l’aiuto dei figli e li mostra ai paleontologi del museo di Storia naturale di Milano, i quali verificano che si tratta effettivamente di ossa fossili e conducono un sopralluogo nella cava per salvare altri resti. A quel punto parte, un po’ a rilento, la ricerca. Finalmente nel giugno del 1999 si decide di estrarre le ossa fossili con una tecnica di preparazione chimica che permette di sciogliere, lentamente, tre quintali di roccia. L’estrazione di tutte le ossa viene completata nel maggio del 2000. Dai blocchi calcarei vengono recuperati 132 resti ossei, la metà dei quali è frammentaria, ma si individuano anche una dozzina di segmenti di costole e soprattutto 35 ossa, appartenenti allo scheletro degli arti di un grande rettile terrestre: il Saltriovenator Zanellai.