Salone del Mobile – Il pasticcio del design

La Prealpina - 23/04/2021

Fino a pochi giorni fa era il simbolo della ripartenza del Paese nel dopo Covid. Nel giro di poche ore, invece, il Salone del Mobile si è trasformato in un grande pasticcio. Sì perchè tra le imprese da sempre protagoniste dell’organizzazione dell’evento si è insinuato il dubbio e l’incertezza: «Forse sarebbe meglio rimandare ancora». Apriti cielo. nel giro di un giorno ci sono state telefonate a raffica, riunioni di emergenza e un allarme che ha coinvolto istituzioni e associazioni di categoria. Ma, soprattutto, nel pomeriggio di ieri sono arrivate le dimissioni del presidente Claudio Luti. Il colpo di
grazia, vien da dire.

Del resto, era da un anno che lui portava avanti la battaglia per la riapaertura del Salone. Ora, con la spaccatura interna, ha scelto di fare un passo indietro. Le sue dimissioni erano nell’aria. Una brutta aria, che gli addetti ai lavori in questi giorni avevano già intuito.

In primis gli albergatori di Milano, che proprio ieri non hanno esitato a manifestare tutto il loro disappunto.
«Come imprese alberghiere- ha dichiarato ieri il presidente di Federalberghi Milano, Maurizio Naro – non sceglieremmo certo, per forniture e ristrutturazioni, i prodotti provenienti da aziende che hanno voluto il rinvio del Salone». 
Delusione e rabbia sono palpabili, anche perchè, da un anno a questa parte, ai piedi della Madonnina sono aperti soltanto cinquanta alberghi, con una percentuale di occupazione delle camere che non supera il 15 per cento: «ma si registrano alcune prenotazioni in vista dell’appuntamento di settembre», rimarca il presidente Naro. Che aggiunge: «Gli imprenditori dell’arredo italiano, cui la pandemia non ha creato gli stessi gravi danni subiti invece dal comparto turistico ma, anzi, ha consentito loro di ottenere risultati economici in linea con il passato, – sottolinea il presidente degli albergatori – pensano che l’investimento, sicuramente importante, per partecipare al prossimo Salone, non sia indispensabile per i propri bilanci. Ma qui – prosegue Naro – non si parla di bilanci in nero o in rosso. Si parla di quale ritorno di immagine potrà avere l’Italia se anche questo evento, causa miopia, dovesse essere annullato».