Salario minimo? Serve solo ai frontalieri

«A beneficiare del salario minimo saranno 9.500 persone su oltre 156.000 salariati in Canton Ticino. E di queste 9.500 persone, 6.100 sono frontalieri. Inoltre il Consiglio di Stato (il Gverno ticinese, ndr) conferma che l’introduzione del salario minimo causerà una riduzione dell’occupazione, che potrebbe oscillare fra i 1.000 e i 1.500 posti di lavoro».

Chiari e scuri: la potenziale introduzione, entro tre anni, di un salario minimo attorno ai 3.500 franchi al mese (poco più di 2.900 euro) ha causato, com’era prevedibile, una serie di reazioni, dubbi e incertezze. Fra esse vi è quella dell’Aiti, l’Associazione industrie ticinesi che rileva come la normativa riguardi soprattutto i lavoratori italiani sottopagati. Coloro che, rispetto al non-lavoro o allo stipendio da fame in Italia, accettano anche 1.500 – 2.000 franchi in Ticino.

Inoltre Aiti rileva come «la gran parte delle aziende offre già condizioni salariali superiori ai minimi indicati e sul territorio esistono anche piccole imprese che hanno margini di guadagno sensibilmente inferiori e che sono sottoposte a forte competitività. Queste realtà, a seguito dell’introduzione dei salari minimi rischiano la delocalizzazione o addirittura la chiusura». Infine «non si può dimenticare che l’introduzione del salario minimo rischia di provocare un appiattimento della curva dei salari di tutta l’azienda. Vi sarà infatti una pressione ad adeguare anche i salari al di sopra del minimo, ciò che inevitabilmente avrà conseguenze in termini finanziari e competitivi».

Insomma, come tutte le rivoluzioni, non tutto è oro quello che luccica. Tant’è che sulla decisione presa (in modo non unanime) dal Governo ticinese, sia diverse forze politiche sia i sindacati invocano cambiamenti, oppure ipotizzano il ricorso a un referendum per modificare la situazione. «Il salario minimo proposto dal Governo – spiegano da Unia, il principale sindacato ticinese – non è accettabile. La verità è una sola: ogni persona deve poter vivere sul nostro territorio con quello che guadagna». E ancora: «Si tratta – aggiunge Enrico Borelli, segretario di Unia Ticino – di una proposta molto minimalista ed estremamente pericolosa perché come conseguenza avrà di portare a un nuovo livellamento verso il basso dei salari in Ticino. Vorremmo oggettivamente sviluppare una riflessione molto seria rispetto al lancio di un’iniziativa che permetta finalmente di contrastare le malefatte e il dumping salariale in Ticino».