Sacchetti è cittadino onorario

Dopo il grande Dino Meneghin e Gianmarco Pozzecco, un altro campione di basket diventa cittadino onorario di Varese. È Meo Sacchetti, attuale commissario tecnico della Nazionale che il 22 febbraio, proprio al palasport di Varese, sfiderà l’Ungheria per la qualificazione ai prossimi mondiali e che a Varese ha giocato dal 1984 al 1992, rimanendo legato al capoluogo per motivi familiari e affettivi. Il sindaco Davide Galimberti ha ricordato «la storia sportiva e umana rappresentata da Meo Sacchetti»; il presidente del Consiglio comunale Stefano Malerba ha raccontato storia e aneddoti del campione, sottolineando il «fortissimo senso di appartenenza» che ha sempre legato a Varese Sacchetti, «cittadino d’Italia». Naturalmente tutti i 27 presenti hanno votato a favore dell’onorificenza che farà diventare ufficialmente varesino Romeo Sacchetti, nato nel ‘53 ad Altamura: nelle prossime settimane la cerimonia. Il consiglio comunale è andato “in scioltezza” come raramente in passato, con uno scoglio politico rappresentato dalla mozione di Piero Galparoli sullo stipendio del sindaco, mozione respinta dopo un acceso dibattito. Alla fine Galparoli ha annunciato di voler condurre «da domani» un sondaggio sui social, sulla questione. La seduta si è aperta con il minuto di silenzio, proposto dal presidente Malerba, in memoria del sindaco di Danzica, Pawel Adamovitcz, ucciso durante una manifestazione una decina di giorni fa. Dopo aver accolto la nuova consigliera, Marisa Coletta, rappresentante della lista Galimberti, è stato votato il piano antirumore che metterà il silenziatore alla città. L’assessore Dino De Simone ha ricordato che tra i provvedimenti da attuare, oltre alla posa di asfalto antirumore, vi sarà l’estensione dei 30 l’ora in alcuni punti della città ma non è e non sarà possibile, per la configurazione urbanistica e viaria del capoluogo, posare barriere antirumore. La richiesta della consultazione online sullo stipendio del sindaco – richiesta con una mozione, come primo atto da parte del forzista Galparoli, rientrato il 26 novembre scorso in consiglio comunale – è stata “stoppata”. Il sindaco Galimberti ha annunciato il coinvolgimento dell’università degli studi di Milano per offrire uno strumento che possa valutare, così come avviene per i dirigenti degli enti amministrativi, anche l’attività degli amministratori eletti. La vicenda ha radici lontane nel tempo, visto che l’ipotesi di sottoporre al giudizio degli elettori lo stipendio di Galimberti faceva parte del programma elettorale del sindaco. E sulla questione, in questi due anni e mezzo, più volte dalle opposizioni sono stati sollecitati chiarimenti. Galparoli, in apertura di seduta, ha protestato rispetto a quella che ha considerato una “fuga di notizie” relativa alla multa ricevuta dall’Anac (autorità anticorruzione) perché avrebbe omesso di rendere pubblici i propri dati reddituali attraverso il sito web del Comune. Marco Pinti (Lega) ha sottolineato: «Il sindaco ha impegni gravosi e non andiamo a disquisire sul suo stipendio, ma sul fatto che in questo momento si stanno di fatto violando delle regole perché viene da sempre omessa una reale risposta sulla questione». La replica del sindaco: «Il referendum non era una boutade elettorale: come avviene per i dirigenti, attraverso una valutazione possono essere messi in risalto gli elementi dell’iniziativa amministrativa» e questo «con uno strumento nel quale sarà differenziato l’apporto di sindaco, assessori e consiglieri, nessuno vuole annacquare il provvedimento inserito nel programma di governo». Galparoli ha protestato, dicendosi «sentito preso in giro», rispetto alla risposta data. La mozione è stata respinta. Hanno votato a favore Esposito, Galparoli e Longhini (Forza Italia). Astenuti Ballerio e Orrigoni (Lista Orrignoni), Binelli, Maroni e Pinti (Lega), Iannini (gruppo misto) e Crugnola (Lista Galimberti). Barbara Zanetti