Ryanair in lenta risalita La brughiera nel limbo

Continua il periodo non facile di Ryanair, caduta in una spirale di negatività lo scorso settembre con la fuga di centinaia di piloti e la conseguente cancellazione di circa di 2mila voli che lasciò a terra quasi 400mila passeggeri. Fu soprattutto un danno di immagine da cui la regina delle low cost, prima compagnia in Italia e in Europa, ancora non si è ripresa, nonostante i numeri dimostrino che la sua avanzata continua senza sosta così come avviene ormai ininterrottamente da tre lustri. Ryanair ha chiuso il trimestre al 31 dicembre 2017 con un aumento degli utili a doppia cifra, più 12 per cento, pari a un valore assoluto di 106 milioni di euro. Malgrado l’autunno nero, i passeggeri sono aumentati del 6 per cento (a 30,4 milioni) e il fatturato è salito a 1,4 miliardi di euro (più 4 per cento). La compagnia aerea ha però anche annunciato di aspettarsi alcune nuove interruzioni dei voli a livello locale e un impatto negativo delle turnazioni dei piloti nel corso delle trattative per riconoscere le rappresentanze sindacali in alcuni Paesi in cui il vettore è operativo. Questa prospettiva, ha comunque assicurato il Ceo Michael O’Leary (nella foto), «non modificherà la nostra leadership sui prezzi in Europa o i nostri piani di crescita al 2024». Ryanair ha infine annunciato un piano di buy back azionario (il riacquisto di azioni proprie) da 750 milioni di euro, ma nonostante ciò il titolo quotato alla Borsa di Dublino nei giorni scorsi ha registrato notevoli perdite, superiori persino al 3 per cento. La negatività lascia al momento nel limbo anche i piani di sviluppo su Malpensa, dove dopo lo sbarco a dicembre 2015 con le prime quattro destinazioni e la triplicazione dei collegamenti per la stagione invernale 2016-17, ancora non si conoscono i programmi per il 2018. Era stata indetta una conferenza stampa lo scorso settembre, annullata a causa della protesta dei piloti che esplose proprio in quei giorni. E da allora in brughiera è calato il silenzio.