Rotte: Sea è stanca«I sindaci decidano»

La Prealpina - 02/12/2016

Siamo a un passo, serve l’ultimo sforzo», diceva soltanto due giorni fa il sindaco di Somma Lombardo, Stefano Bellaria, invocando l’unanimità dei consensi per arrivare a firmare finalmente – dopo sedici anni di infinite discussioni – l’accordo sullo scenario definitivo delle rotte di decollo. «E allora facciamolo questo passo, perché non sarà l’ultimo, ma il punto di partenza di una nuova fase», esorta ora Giovanni Falsina, Environment and airport safety manager di Sea. Peccato che le condizioni poste dal primo cittadino sommese, in particolare il ritorno alla parità di orario di utilizzo delle due piste, non siano dettagli, bensì significhino rimettere in discussione uno scenario che, spiega Falsina, «sedici anni di sperimentazioni, e ne abbiamo fatte di ogni tipo, dimostrano che è il migliore. Firmare oggi non vuol dire che non sarà possibile fare degli aggiustamenti. Significa finalmente mettere un paletto. Perché se continuiamo a spostarlo in avanti, non si parte mai»”.

A Linate, per esempio, l’accordo tra amministrazioni locali, Enac, gestore aeroportuale e compagnie aeree, arrivò nel 2009. A Malpensa invece le lotte di campanile vanno avanti dal 2000. Sembrava fatta il 23 febbraio 2015: il leghista Guido Colombo (Somma) e gli ultramalpensascettici Giuseppina Quadrio (Casorate) e Claudio Montagnoli (Arsago) trovarono una storica intesa. Ma le elezioni quattro mesi dopo segnarono l’ascesa di Bellaria, che rimise immediatamente in discussione lo scenario attuale («Io a queste condizioni non firmo»).

Cambiano gli attori, ma è così da sedici anni. Con il risultato che, allontanando sempre più la mappatura definitiva del rumore, si rimanda l’avvio delle compensazioni ambientali a carico per legge del gestore aeroportuale. «Io rispetto Bellaria e il ruolo che ricopre, ma le sue ultime dichiarazioni mi sembrano un po’ troppo orientate alla dialettica politica, mentre sarebbe più opportuno riportare il discorso a una maggiore neutralità, mettendo al centro l’aspetto tecnico e i dati oggettivi», commenta Falsina. «I sindaci chiedono l’equa ripartizione del disagio? C’è già, proprio grazie all’accordo del febbraio 2015. Le statistiche effettuate sul territorio ci dicono che è il migliore. Anche gli studi di Arpa confermano che è uno scenario buono». Secondo il dirigente Sea il tempo delle parole è finito: «Potrebbe arrivare il giorno in cui sarà il ministero a convocarci a Roma per imporci uno scenario. Il fatto che ci riesca è un grande punto di domanda. Ma ciò non farebbe altro che allungare ulteriormente i tempi. E poi, che figura ci faremmo?».

Gabriele Ceresa