«Roma, non fare sgambetti»

La Provincia Varese - 07/05/2016

Banda ultralarga, il governo mette in campo 3,3 miliardi di euro per invogliare i grandi operatori a puntare sulle aree dove Eolo oggi spopola: c’è il rischio che si inneschi una concorrenza sleale? Ieri uno stuolo di politici locali in visita alla sede di Eolo Spa, per imparare come un’azienda totalmente “made in Varese” possa crescere del 30% in un mercato saturo (quello delle telecomunicazioni) che segna “meno 10%” e possa passare nel giro di quattro anni da 65 a 260 dipendenti. Succede a Busto Arsizio, in via Gran San Bernardo, ma sembra di essere in una piccola “Silicon Valley”. Qui Luca Spada cresce al ritmo di più di 300 installazioni al giorno (quasi 200mila clienti, più 18% in media anno su anno) e prevede di investire quattro milioni per nuovi uffici per 400 persone. Ma la “torta” dei Bandi Bul (Banda Ultra Larga), che porterà anche i grandi operatori ad investire, con gli incentivi governativi, nelle zone “cluster D” (piccoli Comuni) dove Eolo oggi ha fatto furore, essendo «una delle pochissime alternative» dove l’Adsl non arriva, porta timori. Espressi ieri nel corso della visita in Eolo Spa dal sindaco di Busto Arsizio Gigi Farioli, e rilanciati dal deputato leghista Giancarlo Giorgetti. «Noi in quelle aree “digital-divise” già ci siamo perché abbiamo avuto il coraggio di investire – ammette Luca Spada – L’intervento pubblico deve consentire a chi è già presente di migliorare il servizio, non di essere schiacciato». «Si può fare la differenza tra la concorrenza vera e collegamenti di interessi non sempre trasparenti» l’auspicio del sindaco Farioli, che invita i parlamentari ad alzare le antenne a tutela di una realtà produttiva d’eccellenza del territorio. Anche se Eolo ha già dimostrato di poter reggere il confronto con i “big”, avendo vinto cinque gare regionali del Ministero dello Sviluppo Economico per il superamento del « Le risorse porteranno i grossi operatori a puntare su zone che fino a oggi hanno ignorato digital divide nelle aree più disagiate. «Questo è il presente, che deve essere proiettato nel futuro – rilancia il deputato della Lega Nord Giancarlo Giorgetti – Altrimenti basta un niente per pregiudicare tutto il lavoro che è stato fatto per mettere in piedi un’attività innovativa». Non protezionismo territoriale ma difesa del mercato da ingerenze. «Va creato un contesto per far continuare queste attività innovative – spiega Giancarlo Giorgetti – Se l’abbandono di zone del territorio da parte di operatori delle telecomunicazioni ha creato spazi e opportunità per lo sviluppo di un’azienda come Eolo, dobbiamo fare in modo che non succeda che adesso con i soldi dei contribuenti in queste stesse zone mandiamo ad operare le grandi compagnie come Enel, che potrebbero danneggiare chi senza soldi pubblici ha aperto un mercato. Siamo qui perché occorre conoscere per decidere correttamente: certe decisioni purtroppo vengono prese a livelli talmente alto che possono verificarsi convergenze di interessi che non sono solo quelli del mercato e degli utenti». Ma l’attenzione della politica è utile anche per esportare il “modello Eolo”. La senatrice Pd Erica D’Adda è pronta a chiedere che quelli di Eolo «vengano in audizione in commissione lavoro per raccontare la loro esperienza di azienda modello che non delocalizza i call center e i loro progetti di smart working. È questo l’obiettivo a cui mirare, e Busto in questo caso dà lezioni contro un fatalismo per cui certe tendenze siano inevitabili».